Conoscenza libera
La questione non è nuova ed è stata sollevata la prima volta quando a balzare agli onori della cronaca è stata Wikipedia, la prima enciclopedia on line a cui possono potenzialmente partecipare tutti. Per tanto tempo si è discusso (anche nelle colonne di questa rubrica) sui pro e i contro di iniziative di questo genere. Perché dopo Wikipedia si sono moltiplicate le piattattaforme, anche tematiche, che consentono agli utenti iscritti di pubblicare i propri contributi e quindi condividerli con il resto del web.
Il problema dell’autorevolezza di questi contenuti c’è e resta in parte insoluto. E’ comunque interessante notare come il sapere enciclopedico passi sempre di più per il web. Una volta c’erano le enciclopedie cartacee, in tanti volumi, grazie a cui i ragazzi svolgevano ricerche per la scuola. Oggi non più. Il primo istinto, soprattutto dei nativi digitali, è quello di accendere il computer e collegarsi alla Rete. E qui non c’è che l’imbarazzo della scelta: dal semplice motore di ricerca, come Google (anche se cercare non significa trovare, e soprattutto trovare informazioni utili e autorevoli), a iniziative di pregio come Google Book Search (http://books.google.it/, in italiano) o Europeana (www.europeana.eu/portal/), un faraonico progetto che, dopo alcuni momenti di difficoltà è decollato con successo.
L’idea è la stessa: rendere libera e accessibile a tutti la conoscenza, la più ampia e articolata possibile. Nonostante la ritrosia di chi ha conosciuto il computer dopo anni di consultazioni cartacee, a casa o in biblioteca, la direzione futura è questa. Il punto fermo deve essere sempre la garanzia di attendibilità e autorevolezza delle risorse che troviamo in Rete. Solo così la conoscenza sarà veramente a portata di tutti, senza limiti o barriere (anche economiche).