Il Villaggio Virtuale

comunicazione virtuale e linguaggi della Rete

Parliamo dei social?

Questa settimana volevo condividere con voi alcune mie considerazioni degli ultimi giorni sull’effettiva utilità dei social network. Volevo girarvi le domande che io stessa mi stavo e mi sto ponendo: li stiamo usando bene? li stiamo usando troppo (non è raro trovare persone che abbiano “seminato” propri profili in un numero considerevole di piattaforme, dalle più famose come Twitter e Facebook a quelle di nicchia)? Il tempo che dedichiamo a leggere e scrivere commenti, postare foto, taggare gli amici ecc. è eccessivo, ci toglie tempo prezioso per le relazioni e le attività “reali” oppure tutto è comunque utile, necessario o comunque divertente e quindi ne vale la pena? Io ad esempio ogni mattina devo cancellare in media una sessantina di mail di notifica che mi arrivano dai social a cui sono iscritta e che non mi interessano…per me è una perdita di tempo e rischio pure, nella fretta, di cancellare altri  messaggi molto più importanti!

Però l’altro giorno stavo facendo zapping con la TV e mi capita di seguire una storia strana: per ben sette anni un ragazzo americano aveva aperto un profilo su Facebook fingendosi una bionda e avvenente ragazza. Un “amico” del social si innamora di “lei” e inizia una relazione amorosa a distanza e virtuale con il lui-finta lei. Poi però la verità viene a galla: vi lascio immaginare l’arrabbiatura del ragazzo innamorato, la brutta figura fatta dal giovane (un ragazzotto complessato e sicuramente con problemi di autostima) che si fingeva ragazza, gli amici attorno che tentavano di fare da “cuscinetto” per cercare di appianare soprattutto un accavallarsi di sentimenti forti e contrastanti.

In effetti il problema delle false identità presenti su Facebook è noto da tempo. Ed è un problema ancora aperto, di cui però i giovani non si preoccupano più di tanto e credo che i genitori non ne siano completamente consapevoli.

L’uso personale dei social network ha una ricaduta inevitabile e pesante non solo su noi stessi, ma anche sulla vita delle altre persone con cui veniamo in contatto. Avete commenti sull’argomento? Desiderate condividere la vostra esperienza personale? Ricordate che la casella villaggiovirtuale[at]gmail[dot]com è a vostra disposizione, così come questo blog.

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Chi ha paura del marketing online?

Può sembrare un falso problema, ma chi naviga con una certa costanza in internet e frequenta anche i social network si trova a fare i conti con questo nuovo modo di fare pubblicità. Banner, ma non solo: basta un clic di troppo, magari eseguito per errore, e da quel momento si è tempestati di email di pubblicità, spesso spazzatura.

Il Corriere.it dedica all’argomento una sorta di reportage: in alcune puntate la testata promette di snocciolare il problema. La prima puntata la trovate qui: http://www.corriere.it/tecnologia/13_marzo_18/pubblicita-online-marketing-aggressivo-prima-puntata_a28ca7a0-8ff1-11e2-a149-c4a425fe1e94.shtml.

In realtà, a mio avviso, più che gli articoli, sono interessanti i commenti che i lettori postano.  Commenti talvolta critici addirittura su ciò che scrive il giornalista autore dell’articolo; però alcuni sono utili perché suggeriscono anche alcune soluzioni per uscire da quella che alcuni vivono come una vera persecuzione virtuale. Vi sono ad esempio alcune applicazioni adatte al proprio browser e bannare i mittenti che inviano email fastidiose.

Alcuni suggeriscono molto semplicemente che esistono i filtri e basta impostare a piacere le regole sul proprio client di posta. Altri ancora, tra il critico e l’arrendevole, fanno notare che anche il Corriere.it e altre testate giornalistiche a pagamenti riempiono le proprie pagine con banner di pubblicità: fa tutto parte delle regole del gioco.

L’inchiesta di Corriere.it promette di suggerire trucchi e stratagemmi per difendersi dalla pubblicità on line molesta. Nella seconda puntata, già on line sul sito, si parla anche del rapporto tra e-commerce e marketing on line e di come il connubio possa creare in alcuni soggetti una vera e propria dipendenza.

Seguiamo insieme le prossime puntate e, se volete, sono sempre graditi i vostri commenti sul nostro blog,

Fare le ricerche scolastiche…oggi….

“Mamma devo fare una ricerca per domani: devo raccogliere un po’ di materiale su questi animali”. E mio figlio mi fa leggere un elenco di animali su cui deve trovare informazioni. Frequenta la terza elementare (classe a tempo pieno). E’ la sua prima ricerca. La maestra gli affida il compito il giorno stesso per il giorno dopo. “Ma tesoro, sono le 18.30. Come facciamo? E’ un sacco di lavoro. Devi ancora studiare scienze, dobbiamo fare la doccia, cenare e poi che si va a letto presto!”. “Ma mamma, va bene anche se scarichiamo qualcosa da Internet!”.

Io sono rimasta muta. Certo, c’ero arrivata anch’io: da bibliotecaria, abituata a fare ricerche bibliografiche online per mestiere, non è un problema trovare materiale sul coccodrillo, sui serpenti, sulle tartarughe ecc.. Anche in poco tempo.

Ma lui è un bambino, non ha ancora 9 anni, deve ancora imparare cosa vuol dire “fare una ricerca”: siamo sicuri che il metodo giusto (tanto per iniziare bene un lungo cammino di studio) è semplicemente scaricare “qualcosa” da Internet?

Lo ammetto, alla fine abbiamo scaricato parecchio materiale dal web (da solo non ci sarebbe riuscito mai) ma mi sono armata di pazienza e tempo e gli ho proposto di cercare anche un libro tra i tanti che fortunatamente (per lui) abbiamo in casa. E alla fine ha trovato proprio un bello, classico, semplice, completo (adatto proprio per le prime ricerche scolastiche) libro dedicato a tutti gli animali. E così ha portato tutto a scuola: le stampe da web e il libro.

Questa settimana dedico quindi la rubrica ad una riflessione, che desidero condividere con voi lettori: come possiamo educare i nostri giovani a guardare alle nuove tecnologie non come una scorciatoia ma come ad uno strumento di supporto allo studio, alla ricerca, all’approfondimento?

Per esperienza so che il web è oggi il canale preferenziale per la ricerca e lo studio, ma ad alti livelli. Forse ai bambini dobbiamo insegnare anche che il tempo impiegato a cercare un libro in libreria o in biblioteca, non è tempo perso. Mai. Dizionari ed enciclopedie cartacee, per nostra fortuna, non sono ancora andate in pensione.

Riciclo creativo

Riciclare è un gesto etico, ha una valenza sociale ed economica. Ma può anche essere fonte di divertimento e, ebbene sì, anche di arte. O comunque – se vogliamo ridimensionare il tutto – può suscitare l’istinto creativo che si nasconde dentro di noi.

Questa settimana parliamo di riciclo creativo e del successo che sta avendo grazie al web.

Volete una guida sintetica e rapida da scorrere per capire di che cosa stiamo parlando? Ecco qua: http://www.tuttogreen.it/riciclo-creativo-la-guida-completa/. Esistono però siti che si occupano in modo sistematico del tema. Come ad esempio Io Ricreo (http://www.ioricreo.org/), che nasce da un progetto serio e ben strutturato.

Personalmente seguo con molto piacere alcuni blog che  postano, spesso e volentieri, idee graziose, utili e intelligenti per insegnarci come da quello che ordinariamente getteremmo nella spazzatura possa nascere qualcosa di nuovo.

Per questo vi segnalo il blog IsLaura di laura Siri (http://islaura.it/) che posta praticamente ogni giorno anche facili tutorial da seguire. Mamma a tempo pieno di 4 figli, Laura si è praticamente inventata un lavoro on line. E il suo blog è davvero molto seguito. Alcuni suoi progetti sono dedicati anche ai bambini.

C’è poi il bel blog Alessia Scrap & Craft (http://www.4blog.info/school/) di Alessia Gribaudi Tramontana, molto attiva anche su Facebook con diversi gruppi da lei stessa creati e gestiti. Il suo blog è davvero fonte di ispirazione per piccoli ma significativi progetti. Alcuni pattern sono pubblicati gratuitamente. L’attività di Alessia su diverse piattaforme social ha reso questa blogger un personaggio molto noto nel web.

Se poi bazzicate su Pinterest (http://pinterest.com/) e date un’occhiata alle varie “board”, potete davvero avere una visione ampia di come il fenomeno del riciclo creativo abbia invaso le nostre vite e quindi anche il web.

Ecco il Villaggio Virtuale, oggi in edicola

Il Villaggio oggi in edicola

Il Villaggio oggi in edicola

27 lunghe ore

Dopo una lunga pausa (forzata) torna Il Villaggio Virtuale, anche in versione cartacea.
Nell’ultimo numero de Il Nuovo Giornale, da oggi in edicola, parliamo di….. donne, web e altro ancora.

I blog resistono. Nell’era dei social network i diari personale virtuali hanno saputo evolversi nel tempo, aggiornandosi nella forma e nei contenuti. Alcuni sono delle vere e proprie icone del web. Altri vere e proprie rivelazioni che dimostrano l’attualità di questo strumento.
Tra i blog che in rete, in Italia, riscuotono grande successo, c’è la 27ORA (http://27esimaora.corriere.it/), cioè la ventisettesima ora. Si tratta di un blog apparentemente solo femminile, ospitato dal Corriere della Sera online, che racconta come la giornata delle donne, oggi sempre più divise tra lavoro, casa e famiglia, si dilati sino ad arrivare addirittura a 27 ore (altro che le 24 ore dei comuni mortali!).
Il blog viene scritto a più mani, tutto da donne, per lo più “penne” del Corriere. Il successo lo si capisce dai tanti commenti che ogni post raccoglie: commenti non solo femminili, perché ogni giorno ci sono anche tanti uomini che scrivono la loro opinione. Merito soprattutto dei temi trattati dai post, mai scontati, ma sempre originali e di attualità.
Questo blog può diventare una lettura leggera ma interessante, che entra direttamente nelle nostre vite, con realismo e rispetto per le esperienze di ciascuna e ciascuno di noi.  Come scrivono le curatrici del blog nella breve presentazione, “Noi qui cerchiamo di offrire e scambiarci notizie, suggerimenti, riflessioni gravi e leggere. All’inseguimento di una società dove ognuno possa crescere libero, nel rispetto reciproco”.

E ora si cambia veramente (?)

Siamo davvero arrivati ad un punto di svolta. Oppure no. Forse. Sicuramente i più convinti sono i giovani, nati con la tecnologia nel sangue e che possono puntare proprio su questo per offrire alla società un cambiamento.
Un po’ meno convinti sono coloro che ancora fanno fatica ad accettare che tutto si giochi sul campo della new technology. Va bene il telefonino, va bene il pc, va bene internet (ma solo per alcune cose, poi il virtuale cede naturalmente il passo la reale). Però poi….
A fare il punto sul momento attuale che stiamo vivendo e per aprire gli occhi su un mondo che non siamo abituati a vedere ci aiuta un dossier che possiamo leggere sulla versione on line de La Stampa (eh, sì, proprio on line, però vale la pena fare uno sforzo…).
Intanto si parla di start-up (?) e della mano che sta dando il Governo per far partire nuove iniziative imprenditoriali. E poi un’intervista, all’inventore di Vitaminic, Gianluca Dettori.
Ma non basta. Volete sapere cosa è l’Agenda Digitale e a che punto è il nostro Paese? Leggete allora l’articolo di Antonino Caffo. Lì si parla di web. Sì, perchè sembra proprio che dal web possa ripartire lo sviluppo del nostro Paese. O almeno in parte. Come dimostra questo articolo che propone alcuni esempi interessanti.
Noi vivamo nell’era digitale. La chiamano così. All’estero è una realtà, ma in Italia? Qui troverete anche alcuni spunti di riflessione.

Il lavoro delle donne (ma la Rete è femmina?)

In questi giorni mi colpiscono due dati. Il primo: la presenza femminile in rete. Siti, blog, forum, gruppi, e poi Facebook e le altre piattaforme social: le donne imperversano. Dialogano, discutono, condividono, si confrontano, si consolano a vicenda, a volte pure litigano. Insomma: ho la sensazione che la parte più social della Rete sia soprattutto femminile. O sbaglio?
Il secondo dato: si parla molto del lavoro delle donne. E in particolare della difficoltà che hanno le donne oggi a coniugare lavoro e famiglia, senza diventare matte. Ho letto diversi articoli, ad esempio, su Vanity Fair, in cui vengono raccolte le testimonianze di molte lettrici sulla scia dell’esperienza di un’avvocatessa americana che, stremata, ha gettato la spugna e si è dimessa dal lavoro, per dedicarsi ai figli.
Ne parla anche un sito italiano, Mamma felice, che riporta anche i numerosi commenti di tante donne alle prese con lo stesso problema: gestire in maniera sostenibile lavoro-casa-famiglia (e io aggiungo anche: vita privata). E le donne scelgono proprio la Rete per affidare i propri dubbi, le insicurezze, i problemi, anche la propria rassegnazione.
Alcune donne hanno scelto la Rete addirittura per uscire da questo impiccio, inventandosi un lavoro che, da casa, le permettesse la flessibilità, la remunerazione e le soddisfazioni di cui hanno bisogno.
E’ la Rete l’unica via di uscita? o piuttosto è il concetto generico di “rete” che potrà salvarci? Davvero le donne devono fare una scelta? Ma soprattutto: possono scegliere?

Facebook: vero o falso?

Oggi leggiamo l’articolo del Corriere Ottanta milioni di falsi profili Facebook. Purtroppo è un tema troppo delicato per essere liquidato così velocemente. Qui tentiamo di lanciare qualche idea per la riflessione personale e magari la discussione comune.
E’ davvero importante oggi essere su Facebook? A cosa serve essere su Facebook? Su FB possiamo postare di tutto: dati personali, foto, i nostri pensieri, le nostre idee….che però – dal momento che vengono postati – non sono più nostri. Sono alla mercè di chiunque voglia – per varie ragioni, tutte sbagliate se non addirittura illegali – appropriarsi della nostra identità o di parte di essa.
Facebook è davvero solo il villaggio delle comari, come qualcuno lo definisce, oppure ha una funzione sociale, serve veramente a qualcosa?
Personalmente credo che sia l’uno e l’altro. E’ uno strumento, e come tale dipende da come viene usato. O bene o male.
Esistono le comari (tante) che passano il loro tempo libero (accidenti, come fanno ad averne così tanto?) a curiosare nei profili degli “amici” (dovremo un giorno discutere anche sull’uso e l’abuso della parola “amico”, su Facebook e non solo…) e farsi gli affari degli altri. Esistono però belle inziative che approfittano delle caratteristiche “social” per lanciare progetti di rete, di collaborazione, di scambio. Penso, ad esempio, nel mio caso particolare, ai tanti gruppi che si sono formati dedicati agli hobby tipicamente femminili: lì le persone si incontrano per scambiarsi idee, suggerimenti, per imparare anche qualcosa di nuovo, tutte insieme. A volte nascono delle amicizie vere, che si tasformano da virtuali in reali.
E’ un grosso problema il fatto che chiunque possa creare un profilo falso. Ancora più grave che si tratti di un profilo “scippato” ad un’altra persona, e che tutto ciò resti impunito. E’ grave, è illegale, è diseducativo: cosa imparano i nostri ragazzi da questi esempi? Me lo chiedo pensando ai miei figli, che prima o poi diventeranno anche loro “social”, ma soprattutto a quelli che già hanno un profilo su Facebook: cosa ci fanno? a cosa gli serve? come lo usano? chi li controlla?

E voi, a che tipo di Facebook appartenete?

La Chiesa nella Rete

Per molti di voi non sarà una novità. Ma questa notizia doveva essere pubblicata da tempo in versione cartacea e non potevo “bruciarla” on line. Però oggi Il Villaggio è di nuovo in edicola e quindi possiamo parlarne anche qui, nel blog. Di cosa?

La Chiesa ha fatto un nuovo passo in avanti verso un utilizzo più sistematico delle nuove tecnologie, dietro la spinta non solo di una società sempre più “in rete” ma anche delle sollecitazioni frequenti di papa Benedetto XVI. Nei giorni scorsi sono state presentate due piattaforme: “Aleteia” (http://www.aleteia.org/it/)  e “Adethic” (http://www.adethic.net/) , promossi dalla Fondazione per l’Evangelizzazione attraverso i Media.
“Una rete cattolica mondiale per condividere risorse sulla fede con quanti cercano la verità”, così si presenta online Aleteia, che afferma anche che  “non dipende da alcun movimento in particolare” e sottolinea che lo scopo del progetto è “mobilitare tutte le grandi istituzioni impegnate nell’evangelizzazione e nei mezzi di comunicazione”.  Insomma un rete sociale cristiana: un’idea interessante ma che va testata nel concreto, e per questo è ancora decisamente presto.
Di diverso stampo è il progetto “Adethic”: “Il primo network di siti cattolici per la raccolta di pubblicità a sostegno della solidarietà, Adethic nasce nel solco di Aleteia, il nuovo progetto della Chiesa Cattolica promosso dalla Fondazione per l’Evangelizzazione attraverso i Media (FEM), per condividere il messaggio cristiano nella rete con tutti i cercatori di verità”. L’eticità sarebbe alla base di questo network che si verrebbe a creare tra siti cattolici. Così afferma Andrea Salvati, ora direttore generale di Aleteia e Adethic dopo essere stato per sei anni dirigente di Google Italia: «Il nostro è un progetto tangibile che passa attraverso l’adesione dei siti al nostro network: per questo invitiamo tutti i partner cattolici ad aderire al network, che può intercettare e coinvolgere un bacino mensile di 8 milioni di utenti unici cattolici, il 30% degli utenti di internet complessivi».  

Alcune letture per approfondire: http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/social-network-evangelizzazione-18274/ e http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=10982&ID_sezione=38.

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