Il Villaggio Virtuale

comunicazione virtuale e linguaggi della Rete

Quando internet diventa una droga


Internet è diventato un fenomeno di massa. E così, come avviene spesso quando le opportunità si evolvono velocemente (ci si collega da casa a costi concorrenziali, dal lavoro e anche dai numerosi “internet-point” sparsi nei vari centri commerciali) si può arrivare ad un bisogno irrefrenabile, una specie di mania.



La “internet-dipendenza”


Secondo gli esperti massmediologi, sociologi e psicopatologi, si può parlare oggi di “Internet-dipendenza” (all’inglese “addiction”). 


L’espressione Internet Addiction Disorder è stata introdotta nel 1995 dal dottor Ivan Goldberg. Da allora si è scritto molto sull’argomento, ma non si è ancora giunti ad una definizione univoca del fenomeno. In inglese, ad esempio, esistono due termini per definire la dipendenza: ‘dependence’, per riferirsi ad una dipendenza da sostanza chimica e ‘addiction’, quando tale condizione non è presente. In italiano si usa, invece, solo il termine dipendenza, ma per definire tale fenomeno sono state utilizzate anche altre espressioni: uso distorto, abuso, trance dissociativa.



Che cosa sono le “cyber-manie”


Tanti sono gli itinerari frequentati ossessivamente da chi comincia a perdere il controllo durante la navigazione, altrettante sono le tipologie di questi disturbi che differenziano un caso dall’altro. 
Il pericolo costante è quello che l’utente, si senta in principio affascinato, poi trascinato ed, infine, dipendente da una serie di “situazioni virtuali” che possono essere di diverso genere.


Il bisogno ossessivo di “collegarsi” molte volte al giorno, in alcuni casi. estremi, totalizzando un tempo complessivo che supera le 5-6 ore, rappresenta il primo segno, il più grossolano, per formulare almeno un sospetto.


Il “navigatore disturbato” può arrivare ad una dedizione quasi totale così da trascurare tutte le altre attività. Si mettono da parte la famiglia, gli affetti, il lavoro, gli svaghi, le relazioni sociali e persino alcuni fabbisogni essenziali per la salute (per esempio ci si dimentica di mangiare). Si finisce per isolarsi davanti al computer e per soffrire di vere e proprie crisi d’astinenza quando non è possibile collegarsi per i motivi più disparati.


Si possono individuare differenti “cyber-manie”:


          il sesso in rete. Questi navigatori non lo cercano altrove e comunque non lo ritengono possibile, se non virtualmente


          il gioco d’azzardo on-line. Una fobia ben nota agli psicopatologi e che appare accentuata grazie alla telematica 


          il video-gioco. Gare solitarie ambientate in scenari virtuali, mostruosi e violenti e che prevedono l’ingresso al gioco solo dopo autoidentificazione con un personaggio pure fantastico e virtuale


          le relazioni solo via e-mail (le famose chat -line)


          l’eccesso nella ricerca d’informazioni on-line. Si tratta di una tipologia piuttosto comune anche negli ambienti di lavoro. Tutti coloro che ne soffrono si collegano anche per una banale informazione e “scaricano dalla rete” tutto ciò che capita senza distinguerne l’utilità.



Come prevenire il fenomeno


Come si può prevenire il disordine psichico o per lo meno proteggere i cybernauti più giovani?


Per una navigazione sicura in famiglia, adatta a grandi e piccoli, meglio affidarsi ai “filtri per bambini”. E per gli adulti, basta spegnere il computer prima che comincino a comparire l’ansia o l’eccitazione. In fondo, in rete, tutto è virtuale. 


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4 pensieri su “

  1. utente anonimo in ha detto:

    Mi permetto di commentare il suo intervento.
    Credo che chi abbia l’opportunità di rivolgersi ad un pubblico più o meno vasto, come nel caso di un blog, debba allo stesso tempo valutare attentamente ciò che scrive e pubblica.
    Questa notizia, così come viene esposta, è tendenziosa e spinge verso la “demonizzazione” di Internet. Sembra quasi dire – e di fatti alla fine lo accenna – state attenti ad Internet perchè potreste essere contagiati e diventarne dipendenti.
    Gli studi sulla net-addiction (così si chiama) sono numerosi e illustrano certamente un nuovo tipo di distorsione della società post-moderna; quello che lei tace, spero esclusivamente per scarsa conoscenza del fenomeno, è che la net-addiction si manifesta prevalentemente in soggetti predisposti, quindi in individui che vivono un profondo disagio con la realtà e preferiscono rivolgere altrove la loro attenzione. E’ una condizione patologica, di difficile risoluzione, che consiglio di non aggravare ulteriormente con facili sensazionalismi sul Web e la sua presunta pericolosità.
    La net-addiction nasce da disagi reali e pertanto bisognerebbe risalire alle cause scatenanti.
    Detto questo, mi scuso se sono stato eccessivamente polemico, la mia unica intenzione era fare chiarezza.

    Marco Polimeni

  2. La ringrazio per il suo intervento. Tengo a precisare che, per quanto la materia in questione sia ampia e complessa, mio malgrado devo attenermi a limiti di spazio dettati dalla rubrica. Tali limiti di spazio possono fare incorrere in una esterma sintesi di questioni che meriterebbero maggiore considerazione. Per questo motivo la ringrazio, perchè sono certa che il suo intervento contribuisce ad approfondire quanto io non ho potuto, per mancanza di spazio.
    Qualora lei fosse lettore della rubrica, spero abbia colto che, in un clima di facile demonizzazione dei mezzi di informazione e di internet in particolare, l’intenzione è di proporre anche i numerosi aspetti positivi. Cercando di stimolare una navigazione curiosa e attenta.
    Talvolta però è impossibile non trattare anche dei problemi collegati all’utilizzo della rete. E periodicamente “Il villaggio virtuale” non può sottrarsi a questo difficile compito, che mi auguro di poter svolgere con sempre maggiore cura e attenzione, anche grazie agli interventi e ai commenti costruttivi dei lettori.
    Barbara Fiorentini

  3. utente anonimo in ha detto:

    Mi permetto di intervenire ancora una volta.

    Non mi sembra che abbia limiti di spazio se non quelli che si autoimpone.
    Credo, inoltre, che tra l’affrontare un argomento in modo incompleto facendo così cattiva informazione, e il decidere invece di non affrontare l’argomento per l’impossibilità di essere esaustivi, ci sia una assunzione di responsabilità molto importante.
    Se avesse ammesso di non avere una completa conoscenza dell’argomento trattato, avrebbe sicuramente fatto una figura migliore piuttosto che ammettere di aver volutamente trattato la questione in modo incompleto, per una presunta mancanza di spazio.

    Per quanto riguarda il mio intervento è stato assolutamente casuale. Non intendo “aggiustare” i suoi interventi con le mie osservazioni, piuttosto è mia intenzione far comprendere ai lettori del suo blog l’incompletezza e la faziosità degli argomenti che tratta.

    Spero, inoltre, che non affronterà più argomenti in modo incompleto. Nessuno, credo, le impone di pubblicare un articolo alla settimana. Le consiglio piuttosto di scriverne uno al mese, ma che sia completo.
    Buona giornata.

    Marco Polimeni

  4. Gentile visitatore,
    rispondo al suo post in quanto probabilmente ha visitato questo blog solo casualmente e sicuramente non dal suo sorgere. Il blog del Villaggio virtuale nasce insieme alla rubrica ‘Il Villaggio Virtuale’, pubblicata ogni settimana su Il Nuovo Giornale, settimanale della diocesi di Piacenza Bobbio. Il blog riporta i testi della rubrica, offrendo ai lettori la possibilità di intervenire sugli argomenti trattati di volta in volta.
    Gentile visitatore,
    non intendo rispondere alle sue provocazioni e ai suoi commenti inerenti la mia professionalità e il mio livello di conoscenza delle materie che tratto nella mia rubrica: così esposti, li ritengo insensati e fuori luogo.
    Mi auguro che interventi futuri suoi o di altri naviganti possano contribuire effettivamente a dare vita ad uno scambio serio e costruttivo di opinioni e di informazioni sui temi affrontati periodicamente da questo blog.
    cordialmente,
    Barbara Fiorentini

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