Il Villaggio Virtuale

comunicazione virtuale e linguaggi della Rete

Lo chiamano tecnostress, termine coniato dallo psicologo americano Craig Broad (autore, tra l’altro, del volume Technostress: the uman cost of computer revolution, edito nel 1984). Propriamente consiste in quell’insieme di disagi e disturbi, psichici e fisici, derivanti dall’utilizzo massiccio, e forse a volte anche improprio, delle nuove tecnologie.
Questo tema viene affrontato da pochi studiosi. Per lo più si è parlato sinora soprattutto di net-dipendenza (anche il Villaggio virtuale se ne è occupato in passato). Ma il cosiddetto tecnostress è altro. Come spiega Enzo Di Frenna, giornalista e scrittore, autore del volume fresco di stampa "Tecnostress in azienda: Mobil Work Life Management e rischio d’impresa".
Di Frenna è artefice del sito netdipendenza.it (
www.netdipedenza.it ), dove affronta tutti i problemi legati ai moderni mezzi di comunicazione (dalla tv al computer). Inoltre cura un interessante blog (www.enzodifrennablog.it/dblog/ ), dedicato sempre a questi argomenti.
Il libro di Frenna è la prima ricerca sul tecnostress in Italia: riporta i risultati di un sondaggio sul tecnostress effettuato su un campione di 224 operatori di comunicazione mobile e Ict e ospita interviste a importanti imprenditori italiani.
Intervistato da Punto Informatico (
http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2121644 ), Di Frenna spiega i rapporti tra tecnologie, stress e aziende e ipotizza anche alcune soluzioni al problema, come ad esempio “una formazione mirata e innovativa. E soprattutto, come scrivo nel mio libro, bisogna comprendere i meccanismi di funzionamento della mente umana e l’impatto che il sovraccarico informativo può avere sulla salute”.
In Internet possiamo trovare alcune fonti utili per approfondire l’argomento. Di tecnostress parla, ad esempio, anche Wikipedia, dedicando una (piccola) scheda alla pagina
http://it.wikipedia.org/wiki/Tecnostress . Si parla anche di computer rage (cioè di rabbia da computer) in moti siti, come ad esempio in www.inter-ware.it/cgi-bin/articoli.exe/?id=15474  e www.euro2001.com/tecnostress/index.htm .
‘La nuova insidia per la salute dei lavoratori italiani”: in questi termini si esprime il sito Tantasalute.it, che nell’articolo dedicato all’argomento (
www.tantasalute.it/articolo/tecnostress-ecco-la-nuova-insidia-per-la-salute-dei-lavoratori-italiani/591/ ) offre anche alcuni collegamenti con altre ‘malattie’ a cui può essere soggetto chi lavora per tante ore al computer.
Rabbia, ansia e deficit di attenzione: questi sembrano i rischi maggiori. E il numero dei ‘tecnostressati’ è destinato ad aumentare. Come ha spiegato Enzo Di Frenna intervistato nei giorni scorsi da ADNKRONOS SALUTE (
www.adnkronos.com/IGN/Salute/ ), “circa l’80% degli intervistati è risultato tecnostressato: si sente soverchiato dall’overdose di tecnologia. Si tratta di persone che usano internet, pc o video dalle 9 alle 12 ore al giorno". Non solo, poco meno dell’80% ritiene il problema in crescita in futuro. Ma le soluzioni ci sono, e vengono suggerite soprattutto da esperti stranieri: la meditazione, molto usata nei corsi di stress management in America, l’attività sportiva, l’abitudine a pause rigeneranti.

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