Il Villaggio Virtuale

comunicazione virtuale e linguaggi della Rete

Archivi per il mese di “marzo, 2009”

Libri alla radio

Oggi pomeriggio tutti sintonizzati su Radio Città Nuova (FM 88.5) per l’appuntamento del martedì con ‘A scaffale aperto. Il piacere della lettura’ (ore 15.05). Anticipazioni sui periodici cattolici in edicola e in libreria, recensioni, novità dal mondo dell’editoria, curiosità per gli amanti della lettura. In replica mercoledì mattina alle 10.05.

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Lavagne senza gessetto

Anche questa settimana torniamo a trattare il rapporto tra scuola, educazione e nuove tecnologie. Le notizie su questo tema sono sempre tante e interessanti. Due in particolare hanno attirato la nostra attenzione.

La lavagna che non ha bisogno del gessetto
La lavagna interattiva multimediale (LIM) è ormai una realtà, forse per pochi, ma gli studenti che la stanno sperimentando ne sono entusiasti. Lo assicurano i ricercatori del CREMIT (
http://cremit.unicatt.it), il Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media, all’Informazione e alla Tecnologia dell’Università Cattolica di Milano. Gli studiosi stanno cercando di comprendere quali sono le funzioni della LIM più utilizzate nelle diverse discipline, per capire come docenti ed alunni stanno sperimentando le innovazioni tecnologiche a disposizione nella scuola.
Scrivere, disegnare, evidenziare: queste sono le funzioni della LIM più utilizzate. A queste si aggiungono anche le presentazioni di animazioni e simulazioni e l’uso di learning object o software applicativi. E’ bassa invece la frequenza di funzioni legate al web, come la navigazione in rete e del tutto assenti infine le funzioni connesse alle potenzialità comunicative della LIM, come la videoconferenza che consente di attivare su di una medesima lezione aule remote (ospedale, PC casalingo, aula gemellata). I docenti sembrano ancorare la LIM al contesto classe senza spingersi oltre i confini dell’aula fisica.
Dati e commenti sono on line all’indirizzo
http://www.scuola-digitale.it/lavagna/content/index.php?action=read_pag1&id_cnt=6526. Tutte le attività di monitoraggio sono ampliamente illustrate nel documento del professor Pier Cesare Rivoltella, sul web alla URL www.indire.it/db/docsrv//PDF/report_rivoltella/report_DG_luglio08_Def.pdf.

Una piazza virtuale
per gli studenti di tutto il mondo
E’ arrivato Arriva Abctribe.com (
http://it-it.abctribe.com/), il nuovo portale mondiale degli studenti e della formazione. Abctribe.com. Nato da un progetto italiano, evoluzione del portale Studiando.it., è una grande piazza al centro del mondo dove si incontrano gli studenti di tutte le nazioni per aiutarsi reciprocamente, scambiandosi materiali, consigli, informazioni, contenuti attinenti lo studio, avvalendosi dell’espansione del portale ad ogni lingua e nazione del mondo.
Si tratta quindi di una piattaforma su cui gli studenti hanno la possibilità di confrontarsi, di arricchire il proprio bagaglio culturale e di crescere non solo dal punto di vista scolastico, ma anche da quello personale
Questo portale, consultabile in versione beta, è disponibile in diverse lingue: italiano, inglese, spagnolo, portoghese, tedesco, francese e cinese. In futuro si aggiungeranno anche altre lingue tra cui il russo ed il polacco.
Abctribe.com dispone anche di un motore di ricerca interno che consente di ricercare nel contenuto testuale, completo di migliaia di appunti e tesine universitarie e delle scuole superiori: decine di migliaia di contenuti, sotto forma di guide-articoli di alta qualità, sono fruibili in multilingua.

eBook contro la crisi economica? …

In tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo, il ricorso alle nuove tecnologie può rappresentare un investimento economicamente vantaggioso. La pensano così alla casa editrice Garamond (www.garamond.it), che nei giorni scorsi ha organizzato un convegno dedicato agli e-books a scuola.
Per le famiglie si parlerebbe di un risparmio netto pari a circa 150 euro l’anno sulla spesa per i libri scolastici: infatti con l’adozione dei libri elettronici come libri di testo al posto dei vecchi volumi a stampa – molto più economici (9,90 euro per libro) dei testi cartacei che costano in media 20/25 euro ciascuno – si aprirebbero anche nuove strade per una vera innovazione didattica.
Naturalmente la Garamond ‘tira l’acqua al suo mulino’: infatti non è sicuramente un caso che la casa editrice sia da anni impegnata nella produzione e nella promozione del libro digitale. Prendendo spunto da una recente circolare ministeriale (la n. 16 dello scorso 10 febbraio) dedicata ai criteri per l’adozione dei libri di testo, la casa editrice sostiene da anni che la scuola italiana può coinvolgere e stimolare maggiormente gli studenti anche attraverso un’innovazione degli strumenti didattici, con un conseguente miglioramento del rendimento scolastico e della qualità dell’insegnamento.
E così continua il dibattito in Italia sulla validità dell’utilizzo del testo digitale al posto di quello cartaceo. Ma l’e-book nel nostro Paese fatica a decollare, così come in altri Paesi, come la Francia e la Spagna. Nel Nord Europa e in Oltreoceano, invece, il libro elettronico – accanto alle riviste on line – è una realtà consolidata e ritenuta valido supporto all’attività di studio e di ricerca (accanto alla carta, che non viene comunque mai eliminata del tutto).
In attesa che il digitale trovi una sua giusta collocazione nella scuola ma soprattutto in generale nella nostra cultura, ben vengano momenti di confronto e di discussione come quello organizzato dalla Garamond. Anche se è facile prevedere che gli studenti italiani continueranno ancora a lungo a studiare su libri di testo stampati su carta – nonostante iPod, cellulari di nuova generazione, videogiochi e altri ‘marchingegni’ tecnologici che non mancano mai nelle tasche dei nostri ragazzi.

No alle droghe
Le scuole si schierano contro l’uso delle droghe anche attraverso un nuovo strumento: “DrugFree.Edu" (
http://edu.dronet.org/index.html) è un nuovo portale informativo sulle droghe, ideato dal Dipartimento delle politiche antidroga. Il portale, che si rivolge a scuole, famiglie e studenti, è stato presentato a Palazzo Chigi dal ministro Mariastella Gelmini e dai sottosegretari Carlo Giovanardi e Paolo Bonaiuti.
Il sito offre documentari, video, interviste e manuali pratici che vengono in aiuto dei genitori così come degli insegnanti. Il progetto si propone come community privilegiata in particolare per i docenti che vogliono attuare percorsi preventivi nelle scuole.

Nuove narrazioni

Più volte la nostra rubrica si è occupata dell’educazione all’utilizzo consapevole dei mezzi di comunicazione, la cosiddetta media education. Questa settimana torniamo sull’argomento per presentare una novità.
E’ nato infatti un nuovo portale, Meditativo.com (
www.mediattivo.com) naturale prosecuzione dell’iniziativa editoriale che ha dato vita al IlMediario.it (www.ilmediario.it).
“Al nostro portale – spiegano i curatori de IlMediario.it – mancava una sezione multimediale e interattiva in grado di dare impulso a una community aperta fatta di esperti, ragazzi, insegnanti, educatori e genitori, per un utilizzo educativo e creativo del web. IlMediario.it con Mediattivo.com vuole utilizzare il carattere relazionale ed espressivo del web.20 proponendosi come strumento attivo per connettere le diverse esperienze di educazione ai e con i media”.
Il primo importante obiettivo che si propone il nuovo portale consiste nel fornire ispirazione e guida per le attività formative mettendo a disposizione strumenti didattici audiovisivi già utilizzati o progettati per laboratori, percorsi interdisciplinari o propedeutici di educazione ai media. Insomma l’esperienza di tutti messa a disposizione per l’aggiornamento e la messa a punto della delicata funzione di un media educator.
Progetti, video, immagini, strumenti, community: a Meditativo.com sembra non mancare niente. E’ stato predisposto anche uno spazio interamente dedicato ai giovanissimi che utilizzano le nuove tecnologie: ‘Mediattivo Junior’.
Come abbiamo già detto, Mediattivo.com affianca e integra l’esperienza del portale italiano sull’educazione ai media, IlMediario.it, finalizzato all’informazione e al dibattito sulla media education. Sarà sempre più destinato a offrire una finestra interattiva e un luogo di comunicazione alla community dei media educator, per la condivisione di contenuti, lo scambio di esperienze e buone prassi, e la diffusione di materiali didattici e ricerche sul tema.

Nuovi media e nuove narrazioni
Le nuove tecnologie comportano nuove forme di comunicazione. E in questo ambito il futuro è già presente: le cosiddette ‘nuove narrazioni’ si incrociano tra di loro, trasformando generi e linguaggi che sembravano ben delineati. “Passano da un mezzo di comunicazione all’altro e contaminano il cinema con i videogamnes, la pubblicità con il mobile, la letteratura con la tv e i social network, i fumetti con il web e le performance spettacolari”. Così spiega Max Giovagnoli nel suo ultimo libro ‘Cross-media. Le nuove narrazioni”, edito da Apogeo e da poco uscito nelle librerie.
Questo testo spiega come sta cambiando (ed è già cambiato) il modo di raccontare, di scrivere, di comunicare. Sono i new media ad avere rivoluzionati generi, linguaggi e tecniche espressive. La tendenza attuale dei comunicatori è quella di sperimentare modi sempre più interattivi per narrare, nell’intrattenimento come nella pubblicità, nella comunicazione d’impresa come nell’edutainment, nell’informazione e nella scrittura creativa.

Ancora su Facebook

A metà febbraio erano oltre 175 milioni gli utenti di Facebook. Una vera e propria esplosione di consensi per il social network più popolare nel mondo degli internettiani: infatti sembra essere sempre più facile trovare i nostri amici, colleghi o parenti collegati on line.
Negli ultimi tempi i mass media hanno contribuito notevolmente al successo di Facebook (e anche il nostro settimanale ne ha scritto diverse volte) e piattaforme similari: se ne parla tanto e in tanti ne restano affascinati. Una recente indagine dell’Eurispes riporta che nel nostro Paese almeno un italiano su dieci ha attivato il proprio profilo su Facebook (ma non si sa se poi lo tenga costantemente aggiornato): sono per lo più giovani (al di sotto dei 34 anni) che cercano soprattutto di rintracciare – grazie ad internet – vecchi amici o conoscenti.
Resta costante il timore per la violazione della propria privacy: fino a non poche settimane fa i dati personali degli utenti potevano essere utilizzati liberamente dalla società che gestisce la piattaforma. Poi – a seguito della sollevazione degli utenti stessi e delle pressioni incalzanti da parte dell’opinione pubblica – la stessa società ha fatto marcia indietro. La privacy degli iscritti a Facebook è salva: ma sarà vero? E fino a quando?
Intanto si fanno strada altre questioni legate ai social network: ad esempio una neurologa inglese, Susan Greenfield, ha recentemente dichiarato che Facebook e compagni sarebbero in grado di far regredire i cervelli degli adolescenti e dei giovani che lo utilizzano. Gli adulti sarebbero meno esposti al rischio, perché hanno una maggiore esperienza al di fuori dei social network. La studiosa parla addirittura di regressione allo stadio infantile: "come i bambini sono attratti da luci e rumori, hanno una bassa soglia dell’attenzione e vivono solo il presente".
Inoltre passare tutto il tempo collegati on line porterebbe ad una condizione di disagio nel mondo reale. Ma non solo.
Si parla anche di Facebook-dipendenza, per i più giovani ma non solo. Il rischio – a dire il vero – è stato evidenziato da diverso tempo a riguardo dell’utilizzo di internet in generale: in alcuni soggetti ritenuti psicologicamente ‘fragili’ e nei più giovani, che spesso restano più facilmente affascinati dalle meraviglie delle nuove tecnologie, comunicare via web può diventare quasi un’ossessione. Che rende più facili (e quindi preferibili) i rapporti interpersonali coltivati on line piuttosto che nella vita reale.
Ma il grande successo di Facebook potrebbe presto subire una brusca frenata: infatti corre notizia che la società proprietaria del social network, nonostante dichiari di essere in buone condizioni finanziarie, non riesca più a mantenere i server che permettono al sito di esistere. Tutto sta diventando sempre più oneroso dal punto di vista economico.
Verità o bugia diffusa ad opera dei concorrenti invidiosi o dai detrattori del web? Attualmente è certo che se Facebook, con i suoi 175 milioni di ‘abitanti’, fosse una nazione, allora sarebbe la sesta più popolata al mondo. Sicuramente è un dato che deve farci riflettere, senza allarmismi, ma con occhi sempre attenti alle nuove sfide che il web ci offre ogni giorno.

Scuola & innovazione

Scuola e innovazione spesso vanno a braccetto. Infatti si moltiplicano le esperienze didattiche e formative che vedono le nuove tecnologie come strumento fondamentale per insegnare e per apprendere. Questa settimana abbiamo selezionato alcune recenti iniziative che, secondo noi, meritano particolare attenzione.

L’Europa va a scuola
E’ il titolo di un progetto pensato dall’ISPI insieme al Ministero della Pubblica Istruzione e con il supporto delle Rappresentanze in Italia della Commissione europea, dell’Ufficio del Parlamento europeo a Milano e della Fondazione Banco di Sicilia. Scopo principale dell’iniziativa è quello di sensibilizzare ed informare gli studenti delle scuole medie superiori su vari argomenti relativi alle attività dell’Unione europea. La quinta edizione del progetto coinvolgerà le Province di Catania, Genova, Milano, Pisa, Roma, Salerno e Vicenza.
Il sito web è all’indirizzo
www.europavaascuola.eu ed è stato pensato per creare un punto di incontro tra il progetto (che prevede incontri, distribuzione di un cd-rom e la partecipazione ad un gioco interattivo) e gli incontri che avverranno nelle scuole. Sempre sul sito – oltre a tutte le informazioni relative al progetto- è presente un’ampia scheda ipertestuale con la storia e l’attualità dell’Unione Europea.

All’ospedale come a scuola. O quasi
Telecom Italia, Policlinico Sant’Orsola-Malpighi e Scuola Media Irnerio di Bologna si sono uniti – con la supervisione scientifica e progettuale del C.N.R. ISOF Bologna – per dare vita la progetto “Smart Inclusion” (tutte le informazioni all’indirizzo
www.aosp.bo.it/content/presentazione-progetto-smart-inclusion).
Pensata e ideata per i bambini costretti a lunghe degenze in ospedale perché colpiti da gravi malattie, l’iniziativa ha lo scopo di cercare di restituire ai piccoli la possibilità di collegarsi con la realtà esterna all’ospedale, magari continuando a frequentare la scuola e a studiare nonostante il ricovero prolungato.
Grazie ad un innovativo terminale touchscreen “Smart Care”, dotato di telecamera e posto al bordo del letto, i bambini dell’ospedale bolognese possono partecipare alle lezioni scolastiche, comunicare con i propri cari e accedere a vari programmi di intrattenimento.
Il progetto Smart Inclusion si avvale di tecnologie trasmissive di nuova generazione e a zero impatto elettromagnetico per la cui installazione non sono necessari interventi edili e di cablaggio. Questa iniziativa si affianca ai programmi didattici tradizionali già attivi presso i reparti di Pediatria del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi e mira a favorire l’integrazione sociale e culturale tra i pazienti lungodegenti, la scuola e la famiglia.

Poesia e multimedialità
E’ stato pubblicato il settimo bando del concorso XMEDIA – Composizioni poetiche multimediali promosso dall’Università Statale di Milano – Dipartimento delle Tecnologie delle Comunicazioni, sede di Crema e il Liceo Scientifico "Lussana" di Bergamo.
Scade il 31 marzo il termine per la consegna delle composizioni poetiche che uniscono insieme creatività e tecnologia. Infatti XMEDIA si distingue per la particolarità dei supporti tecnologici che diventano un unicum con il testo poetico. Basti pensare che dalla quarta edizione il concorso prevede una speciale sezione dedicata a composizioni realizzate in forma di MMS, mentre quest’anno è stata inserita una nuova sezione tematica: le composizioni per Podcasting.
Tutte le informazioni sul sito
www.xmlpertutti.com.

Le ‘hobbiste’ in rete

Ricamo, maglia, uncinetto. Ma anche decoupages e ogni forma di decorazione (su ceramica, su carta e vetro). Li chiamano ‘hobby femminili’, ma in tanti casi sono passioni che diventano anche professioni vere e proprie. L’universo maschile li considera – a torto – come attività d’altri tempi, indicate per donne ‘di una certa età’. Invece può sorprendere scoprire quante giovani e giovanissime trascorrano il tempo libero sferruzzando o decorando oggetti piccoli e grandi.
E tante di loro sono in stretto contatto proprio grazie ad Internet, per scambiarsi consigli e foto. Forum, blog, fino alle piattaforme dedicate alla compravendita on line (come eBay e Etsy): qui il genio femminile si sbizzarrisce per far conoscere le proprie passioni e condividerle con altre persone.
Le hobbiste in Rete
Uno dei portali più frequentati in Rete è HobbyDonna (
www.hobbydonna.it). Nato nel 2001, offre spazio ad ogni forma di creatività: lezioni, progetti, consigli, piccoli trucchi, redazionali, appuntamenti, informazioni sui prodotti, indirizzi fisici e virtuali su moltissimi hobby creativi.
Interessante è la sezione dei videocorsi che accompagnano i neofiti alla scoperta delle principali tecniche di decorazione.
E poi per ogni ‘disciplina’ vengono illustrate la storia e la tecnica, con tanti approfondimenti per chi ha voglia di navigare in internet alla scoperta di altre risorse. Ecco allora che scopriamo che non sono poche le appassionate di patchwork (cioè l’arte di cucire insieme piccoli pezzi di tessuti differenti per ottenere un insieme piu’ grande), di scrapbooking (cioè la creazione di album di foto, immagini e testi seguendo un progetto artistico) o di window color (vale a dire l’arte di decorare il vetro). Per non parlare di maglia, uncinetto e ricamo: pratiche che non conoscono tramonto e che sanno attirare anche l’attenzione di tante ragazze giovani.

Non solo uncinetto
Ad esempio, l’uncinetto. ‘Nonsolouncinetto’ (
www.nonsolouncinetto.net) è uno dei luoghi virtuali (italiani) più frequentati: è un portale che si occupa prevalentemente di crochet (o uncinetto) ma anche di ricamo e maglia.
Ma sono i blog gli strumenti più utili per le hobbiste. Da ‘Il blog della Simo’ (
http://simobre.wordpress.com/) a ‘La matassa ultravioletta’ (http://lamatassaultravioletta.blogspot.com), da ‘Mercante di passioni’ (http://mercantedipassioni.blogspot.com/) a ‘AmeliaBefana’ (http://ameliabefana.blogspot.com/): blog di giovani donne e dei loro hobby. Non solo uncinetto, ma anche cucina, un po’ di maglia e di cucito. Blog molto ‘vivi’, aggiornati quasi ogni giorno (anche con tante foto) e frequentati da tanti amici che commentano i post, inviando anche suggerimenti e richieste.
Interessante è la tecnica del crochenit, un incrocio tra uncinetto e maglia che anche in Italia sta contando un discreto numero di proseliti. Il portale Crochenit (
www.crochenit.netoffre una bella panoramica della storia e della tecnica di lavorazione oltre ad un vasto repertorio di progetti da realizzare.

I rischi della Rete e le trappole dei social network

“Non cadere nella rete!” è il nome di una campagna informativa organizzata dai Moige (Movimento Italiano Genitori, www.genitori.it). Obiettivo: mettere in guardia piccoli e grandi sui rischi e sulle opportunità di Internet.
Il sito web dell’iniziativa è all’indirizzo
www.noncaderenellarete.it e offre un’ampia guida all’utilizzo del web, con un’attenzione particolare per i rischi a cui possono andare incontro i più giovani: cyberbullismo e pedofilia on line.
Il tema della navigazione sicura di internet è sempre di grande attualità perché sono proprio i minori a rivelarsi tra i maggiori fruitori delle nuove tecnologie, per giocare, per studiare ma soprattutto per socializzare (di qui il boom dei social networks come Facebook). Questo provoca apprensione nei genitori e degli educatori: secondo una recente indagine curata da SWG per Moige e Symantec un genitore su due (55%) è preoccupato dei rischi che si possono correre in rete ma quasi la metà (41%) non adotta sistemi di controllo parentale.
In particolare la ricerca SWG ha analizzato le abitudini dei minori che utilizzano il web attraverso la percezione e la conoscenza di genitori e insegnanti. Il campione comprende genitori con figli di età tra gli 11 e i 15 anni e insegnanti di scuole medie inferiori. E’ emerso che il 52% dei genitori ha dichiarato che i propri figli si connettono ogni giorno, con una frequenza media di utilizzo della rete superiore a 5 giorni la settimana, mentre l’80% degli insegnanti lavora in istituti che danno la possibilità agli studenti di accedere alla rete, anche se per un tempo molto limitato nell’arco della settimana. Il 44% dei ragazzi invia messaggi di posta elettronica, il 63% preferisce chattare.
I genitori sono preoccupati ma quasi la metà non adotta filtri di controllo sul pc. Il 64% dei genitori dichiara di controllare le attività che il figlio svolge on line ma solo il 19% afferma di affiancarlo durante la navigazione.

I Social network e le trappole della rete
Tra i rischi più nascosti, ma al tempo stesso più insidiosi, c’è quello della protezione dei dati personali: la sfera della privacy è spesso messa in pericolo dai nuovi ambienti virtuali come ad esempio i social network. Se ne è parlato recentemente all’Università cattolica di Milano durante un incontro organizzato in occasione della Giornata europea per la protezione dei dati personali, l’Autorità Garante della Privacy.
Da un confronto tra studiosi, ricercatori, comunicatori e studenti è emersa proprio la necessità di elaborare una nuova coscienza collettiva riguardo alle nuove tecnologie. Numerosi fatti di cronaca hanno dimostrato i danni che possono essere provocati da un uso inconsapevole di internet.
Il sito della Cattolica ha messo on line i testi degli interventi di Mauro Paissan, componente dell’Autorità Garante della privacy, e di Francesco Pizzetti, presidente della stessa Autorità (i documenti sono in formato pdf e sono scaricabili liberamente all’indirizzo
Http://www2.unicatt.it/pls/catnews/consultazione.mostra_pagina?id_pagina=14404).

Scienza, web e divulgazione

Tanti interrogativi si moltiplicano attorno all’informazione scientifica in Rete: i canali di comunicazione sono sempre autorevoli? Ed ancora: quale metodo occorre seguire per aggiornarsi in un cyberspazio sempre più saturo di informazioni?
Il nuovo sito web “Understanding Science” (
http://undsci.berkeley.edu/) è un portale pubblicato dall’Università di Berkeley in collaborazione con la National Science Foundation. “Capire la scienza” è lo scopo di questa interessante iniziativa on line, da cui trae anche il nome.
Si tratta senza dubbio di uno sforzo divulgativo ed epistemologico di vaste proporzioni. Al centro c’è la Scienza con la “s” maiuscola” che scienziati e comunicatori cercano di spiegare in ogni dettaglio.

Obiettivo: esplorare la scienza
L’idea centrale di "Understanding Science" – come ha spiega Judy Scotchmoor, del Museo di Paleontologia dell’Università di Berkeley, in occasione dell’inaugurazione del portale, lo scorso 5 gennaio – "consiste nel considerare la scienza come un’esplorazione, con domande, ipotesi e confronto di idee e dati. La scienza, così vogliamo raccontarla, è un’avventura".
Ed infatti il sito web ha come obiettivo quello di chiarire il concetto fondamentale della scienza, con un’attenzione particolare per i metodi seguiti, oltre che per i risultati conseguiti.
"Noi vogliamo raccontare come funzionano davvero le scienze" – ha spiegato Roy Caldwell, docente di biologia e responsabile del progetto insieme a David Lindberg – "vogliamo rovesciare il consueto paradigma noioso delle nostre scuole. Il sito web non presenta, infatti, il metodo scientifico rigidamente come se fosse un processo lineare ma cerca di tener conto della creatività della ricerca, dell’imprevedibilità della sua natura… sono cose che interessano gli studenti e aiutano i docenti".
Il sito è ben strutturato, di facile navigazione, ricco di informazioni ma anche di curiosità che attraggono anche il navigante meno esperto. E poi offre tanto materiale, guide e ‘kit’ predisposto appositamente sia per gli studenti sia per i docenti.

Un sito per rispondere
alle domande sull’evoluzionismo
L’impresa di ‘Understanding Science’ ha un precedente illustre. Sempre ad opera degli stessi scienziati, David Lindberg, Roy Caldwell e Judy Scotchmoor, quattro anni fa era nato “Understanding Evolution" (
http://evolution.berkeley.edu/). Anche questo portale è diventato un punto di riferimento per studenti e docenti, molto frequentato sin dalle prime settimane di vita. ‘Understanding Evolution’ ha tra gli obiettivi quello di chiarire come e perché, ad esempio, il creazionismo non fosse una teoria scientifica. Cerca di rispondere anche alle domande più comuni sull’evoluzionismo e offre documenti e tracce anche ai docenti che intendono affrontare l’argomento nelle loro classi.

Il digitale ha la memoria corta?

‘Il digitale ha poca memoria’: così ha titolato il Corriere della Sera nei giorni scorsi riportando l’opinione di Lynne Brindley, direttrice della British Library (l’articolo è on line all’indirizzo http://vitadigitale.corriere.it/2009/01/digitale_memoria_british_library.html . La questione affrontata è il rapporto tra nuove tecnologie e conservazione della memoria storica: secondo la Brindley – che ha scritto in origine un articolo sul britannico The Observer (http://www.guardian.co.uk/technology/2009/jan/25/internet-heritage) – tutto il materiale digitale che stiamo accumulando è destinato a scomparire e con esso la memoria storica dei documenti.
Siti web che vengono cancellati e che quindi risultano non più consultabili (fa l’esempio di quelli creati in occasione delle Olimpiadi di Sydney nel 2000), pagine web eliminate anche da portali istituzionali autorevoli (come il sito della Casa Bianca): “il materiale online – riporta il Corriere – rischia di fare la fine dalle foto personali che accumuliamo disordinatamente nel nostro computer e che assai difficilmente potranno essere viste dai nostri nipoti, a differenza di quelle stampate e incollate su un album come si faceva fino a ieri”.
Il discorso della digitalizzazione dei documenti e della conservazione di documenti storici attraverso le strumentazioni informatiche è – a dire il vero – di tutt’altra natura. E non a caso l’intervento della Brindley ha suscitato un pandemonio tra i lettori sia italiani sia inglesi, come testimoniano i messaggi postati sui siti web dei due giornali.
E’ sbagliato demonizzare i moderni mezzi informatici: ciò che conta è l’utilizzo che se ne fa. Infatti è sotto gli occhi di tutti il lavoro immane svolto da biblioteche, enti pubblici e privati, istituzioni di tutto il mondo impegnati in prima linea nella digitalizzazione di documenti che diversamente andrebbero persi o che sarebbero difficilmente fruibili dalle persone, oggi ma soprattutto in futuro.
La stessa British Library opera da anni in questa direzione svolgendo un lavoro assolutamente prezioso per tutti i lettori, non solo quelli inglesi. Sicuramente il digitale è portatore di alcuni limiti, che i professionisti devono saper gestire parallelamente ai vantaggi. Nel tempo possono cambiare i protocolli, i supporti hardware si evolvono e alcuni (come il floppy) lasciano il posto ad altri più evoluti: il cambiamento deve essere gestito, ed è esattamente quello che viene fatto quotidianamente dagli addetti ai lavori.
Fermo restando che il digitale si affianca ai metodi tradizionali di conservazione e divulgazione del sapere, ma non necessariamente si deve sostituire, almeno non in toto.
E’ importante saper cogliere il meglio che ogni sistema è in grado di offrire, sfruttandone i pregi e arginandone i difetti. Non è vero che il digitale ha poca memoria: in tanti casi, se ben utilizzato, può diventare a tutti gli effetti la memoria nostra e dei nostri figli.

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