Il Villaggio Virtuale

comunicazione virtuale e linguaggi della Rete

Il digitale ha la memoria corta?

‘Il digitale ha poca memoria’: così ha titolato il Corriere della Sera nei giorni scorsi riportando l’opinione di Lynne Brindley, direttrice della British Library (l’articolo è on line all’indirizzo http://vitadigitale.corriere.it/2009/01/digitale_memoria_british_library.html . La questione affrontata è il rapporto tra nuove tecnologie e conservazione della memoria storica: secondo la Brindley – che ha scritto in origine un articolo sul britannico The Observer (http://www.guardian.co.uk/technology/2009/jan/25/internet-heritage) – tutto il materiale digitale che stiamo accumulando è destinato a scomparire e con esso la memoria storica dei documenti.
Siti web che vengono cancellati e che quindi risultano non più consultabili (fa l’esempio di quelli creati in occasione delle Olimpiadi di Sydney nel 2000), pagine web eliminate anche da portali istituzionali autorevoli (come il sito della Casa Bianca): “il materiale online – riporta il Corriere – rischia di fare la fine dalle foto personali che accumuliamo disordinatamente nel nostro computer e che assai difficilmente potranno essere viste dai nostri nipoti, a differenza di quelle stampate e incollate su un album come si faceva fino a ieri”.
Il discorso della digitalizzazione dei documenti e della conservazione di documenti storici attraverso le strumentazioni informatiche è – a dire il vero – di tutt’altra natura. E non a caso l’intervento della Brindley ha suscitato un pandemonio tra i lettori sia italiani sia inglesi, come testimoniano i messaggi postati sui siti web dei due giornali.
E’ sbagliato demonizzare i moderni mezzi informatici: ciò che conta è l’utilizzo che se ne fa. Infatti è sotto gli occhi di tutti il lavoro immane svolto da biblioteche, enti pubblici e privati, istituzioni di tutto il mondo impegnati in prima linea nella digitalizzazione di documenti che diversamente andrebbero persi o che sarebbero difficilmente fruibili dalle persone, oggi ma soprattutto in futuro.
La stessa British Library opera da anni in questa direzione svolgendo un lavoro assolutamente prezioso per tutti i lettori, non solo quelli inglesi. Sicuramente il digitale è portatore di alcuni limiti, che i professionisti devono saper gestire parallelamente ai vantaggi. Nel tempo possono cambiare i protocolli, i supporti hardware si evolvono e alcuni (come il floppy) lasciano il posto ad altri più evoluti: il cambiamento deve essere gestito, ed è esattamente quello che viene fatto quotidianamente dagli addetti ai lavori.
Fermo restando che il digitale si affianca ai metodi tradizionali di conservazione e divulgazione del sapere, ma non necessariamente si deve sostituire, almeno non in toto.
E’ importante saper cogliere il meglio che ogni sistema è in grado di offrire, sfruttandone i pregi e arginandone i difetti. Non è vero che il digitale ha poca memoria: in tanti casi, se ben utilizzato, può diventare a tutti gli effetti la memoria nostra e dei nostri figli.

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