Il Villaggio Virtuale

comunicazione virtuale e linguaggi della Rete

Il premio Pulitzer apre al web

Aprile 2009. Il prestigioso premio Pulitzer aprirà le sue porte al web. Infatti dal prossimo anno anche le testate on line potranno aggiudicarsi un riconoscimento nelle 14 categorie previste per il settore giornalismo, anche gli organi di informazione che pubblicano solo sul web. L’unico requisito che le testate online dovranno necessariamente possedere è l’attività dell’agenzia o della testata nella settimana precedente la premiazione.
Ricordiamo che il premio Pulitzer è il riconoscimento del giornalismo americano più prestigioso. Viene amministrato dalla Columbia University di New York. Già nel 2006 si era vista la prima storica apertura all’universo della rete, anche se non potevano gareggiare le testate presenti ‘solo’ sul web. L’amministratore del premio Sig Gissler ha dichiarato: “E’ un passo importante che riflette i continui cambiamenti dell’informazione Usa e la nostra propensione ad adattarci alla crescita del giornalismo online”.

“Benvenute alle online-only publications”
Così si legge sul sito del Pulitzer Prizes (all’indirizzo
www.pulitzer.org/new_eligibility_rules) . Almeno per il momento restano ancora esclusi magazine ed emittenti televisive e i loro rispettivi siti ma il Pulitzer inizia ad adeguarsi ai profondi mutamenti sociali portati da internet. Per la webzine CNet (l’articolo è on line all’indirizzo http://news.cnet.com/8301-1023_3-10118643-93.html), il Pulitzer riconosce finalmente l’ovvio, ossia che il giornalismo online, rispetto al cartaceo, ha un ruolo altrettanto cruciale nell’informazione.
Quindi mentre la carta stampata americana sta soffrendo per il forte calo delle vendite e per la diminuzione degli investimenti pubblicitari, l’informazione on line vive un momento felice.
I dati provenienti da Oltreoceano parlano chiaro. Il New York Times ipoteca il grattacielo, sulla Ottava Avenue, di 52 piani realizzato da Renzo Piano; il gruppo Tribune, che pubblica anche il Los Angeles Times (quarto giornale per tiratura con 773 mila copie) e il Chicago Tribune (ottavo con 541 mila copie) registra debiti per 10 miliardi di euro; la Cnn taglia l’intera redazione scienze e ambiente, compreso il responsabile Miles OBrien.
La situazione non è migliore nel resto del mondo. Ad esempio in Gran Bretagna dal 2004 al 2007 le vendite dei quotidiani tradizionali (in totale 11 testate esclusi i domenicali) sono scese del 3,5%; in Giappone (uno dei paesi dove le vendite di giornali sono maggiormente in calo) invece le tre testate Yomiuri Shimbun, Asahi Shimbun e Nikkei business daily hanno deciso di cooperare nella produzione di contenuti online; lo statunitense Capital Times abbandona definitivamente la carta stampata per divenire consultabile solo online (aveva subito una drastica perdita delle vendite, che erano scese da 40.000 copie degli anni Sessanta a sole 18.000 copie di questi anni); il Financial Times sbarca in forma gratuita sul web, così come il Christian Science Monitor che aveva visto passare le sue copie dalle 220.000 degli anni Settanta alle 52.000 di oggi.

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