Il Villaggio Virtuale

comunicazione virtuale e linguaggi della Rete

Archivi per il mese di “maggio, 2009”

Noi, popolo di immigranti digitali

Altro che diavolerie! I moderni strumenti messi a disposizione da internet per comunicare sono ritenuti dalla Chiesa validi strumenti di evangelizzazione. Su questo non ci sono dubbi. Lo stesso Papa Benedetto XVI – nel Messaggio per la prossima Giornata Mondiale per le Comunicazioni Sociali – si schiera dalla parte della ‘generazione digitale’ e sottolinea come le nuove tecnologie abbiano una ‘indubbia capacità di favorire il contatto tra le persone’.
Dialogo, amicizia, comunicazione, condivisione: sono termini ricorrenti nel messaggio del Papa ma le parole – chiave che caratterizzano gli strumenti del cosiddetto web 2.0. E quando si parla di web 2.0 si pensa subito ai social network, tipo Facebook, per intenderci.
Così il pontefice benedice questi mezzi perché hanno tutte le potenzialità per unire le persone, per favore la comunicazione, l’integrazione e l’evangelizzazione.
Il Vaticano e il web 2.0
E il Vaticano ci crede veramente. Pensiamo al canale aperto su YouTube (www.youtube.com/vaticanit) oppure agli incontri in Facebook del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe (dopo appena una settimana contava già oltre 5 mila ‘amici’), o alle seguitissime catechesi del cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi sempre su YouTube.
Per non parlare poi dei gruppi di religiosi e religiose, dei sacerdoti, dei seminaristi, dei giovani cattolici che hanno scelto Facebook & Co. per comunicare e condividere idee, messaggi, proposte. Parlare di tutto, anche e soprattutto di fede.
Il messaggio del Papa è sicuramente pro-positivo. E non può essere altrimenti. Ma affronta anche il tema del libero accesso alle tecnologie da parte dei soggetti poveri e svantaggiati. Ed evidenzia il rischio della contrapposizione tra reale e virtuale. “Sarebbe triste – scrive Benedetto XVI – se il nostro desiderio di sostenere e sviluppare on-line le amicizie si realizzasse a spese della disponibilità per la famiglia, per i vicini e per coloro che si incontrano nella realtà di ogni giorno, sul posto di lavoro, a scuola, nel tempo libero. Quando, infatti, il desiderio di connessione virtuale diventa ossessivo, la conseguenza è che la persona si isola, interrompendo la reale interazione sociale. Ciò finisce per disturbare anche i modelli di riposo, di silenzio e di riflessione necessari per un sano sviluppo umano”.
Questo è un problema nato insieme ad Internet. Niente di nuovo. E’ la cosiddetta ‘net-dipendenza’, che riguarda però casi limite, non la maggior parte degli utenti della Rete. La Chiesa e i cattolici lo sanno bene. Peccato che gli avvertimenti – doverosi – nei confronti dei rischi legati all’utilizzo estremo delle tecnologie vengano spesso strumentalizzati da chi vorrebbe una Chiesa conservatrice, contraria al nuovo, oppositrice di una società moderna.
Siamo ‘immigranti digitali’
Quando lo scorso gennaio la CEI ha organizzato un convegno a Roma sulla comunicazione in rete, molti laicisti hanno sparato a zero: la Chiesa è contro al web 2.0. Ai tempi la stampa aveva frainteso anche le parole di don Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio nazionale Comunicazioni Sociali. Il quale aveva sottolineato le potenzialità (positive) degli strumenti 2.0, avvertendo però sulla necessità di non contrapporre la dimensione virtuale con quella reale. Aveva aggiunto un elemento originale alla discussione: la definizione di ‘immigranti digitali’ valida per chi non è nato in questa era (come i nostri bambini) ma per noi che ci siamo ritrovati, negli anni, a dover convivere con i media digitali. E affermava che "proprio la condizione di immigranti digitali aiuterà a valutare meglio questa nuova condizione", confermando che "essere davvero contemporanei richiede una sorta di distanza dall’oggetto, senza lasciarci appiattire su di esso".

Ma i libri elettronici entreranno davvero nelle scuole?

Si torna a parlare di libri elettronici e del loro utilizzo nelle scuole e nelle università, anche in Italia.
E’ di questi ultimi giorni la presentazione da parte di Amazon del nuovo Kindle, l’eBook reader di Amazon pensato per giornali e libri di testo.
Si chiama Kindle DX, grande quanto basta ed economico: chi vuole leggere un libro o un giornale, semplicemente lo compra in formato digitale, o la singola copia o l’abbonamento mensile. In questo modo si eliminano la carta e i costi di distribuzione, con una visualizzazione a video migliore. E si è scatenato un gran fermento, sia prima sia dopo il lancio ufficiale: più grande (9,7 anziché 6 pollici), più costoso (quasi 500 dollari anziché 350), più flessibile (legge anche Pdf e fa più grafica). Il nuovo Kindle sembra andare a braccetto con una nuova strategia che si sta velocemente delineando: grandi giornali, editori di libri per la scuola, produttori di manuali sono molto interessati a come questo o lettori simili possono cambiare faccia al settore.

La scuola italiana adotta il libro di testo digitale
A casa nostra dall’anno scolastico 2011-2012 i collegi dei docenti dovranno adottare solo e-book mettendo nel cassetto i tradizionali libri di testo. O – se proprio vogliono – potranno ricorrere alla versione mista, carta più digitale. Lo ha stabilito un decreto ministeriale emanato lo scorso aprile dal ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini: si tratterebbe di un atto dovuto in linea con «l’evoluzione delle tecnologie e la necessità di rimanere al passo con i tempi». In questo decreto si legge anche che «i “nativi digitali” hanno un rapporto con la realtà e un approccio alla conoscenza diverso dai loro predecessori».
Secondo le direttive del ministero il processo di sostituzione sarà graduale: partirà dal prossimo settembre per concludersi entro l’anno scolastico 2011-2012. Per quanto riguarda le scuole materne ed elementari la transizione sarà differita e i libri di testo già adottati continueranno ad essere utilizzati per i prossimi cinque anni.
E’ in questo quadro che si inserisce il progetto del libro di testo digitale realizzato interamente dagli insegnanti, dagli studenti e dai loro genitori, dai semplici cittadini. Un libro di testo accessibile gratuitamente da parte di chiunque vi abbia interesse. L’Italia si pone così all’avanguardia rispetto al resto del mondo.
Il libro di testo digitale in questione si chiama ‘DIDASknol’, ed è ospitato nel sito
www.didasknol.it. Si tratta del primo risultato visibile prodotto dalla DidasForce, la Task Force for Innovation in Education creata e supportata da DIDASCA – The First Italian Cyber Schools for Lifelong Learning.
L’obiettivo degli oltre trecento insegnanti che partecipano all’iniziativa è quello di realizzare il "Piano d’Azione 4 ‘C’: Collaborare per Creare e Condividere la Conoscenza". Con la tecnologia di Google Knol infatti tutti possono contribuire al progetto, arricchendo il contenuto di DidasKnol.
E’ possibile scrivere nuove unità didattiche, esprimere valutazioni, fare commenti, suggerire agli autori miglioramenti o ampliamenti.

Blog

Non è più tanto di moda parlarne, ma il blog resta un mezzo di comunicazione straordinario, molto diffuso e sempre più praticato. Fino a poco tempo fa si leggeva (e si scriveva, anche in questa rubrica) delle caratteristiche di questa nuova (ora non più) forma di comunicazione, delle sue potenzialità nel creare nuove relazioni tra le persone, delle motivazioni di fondo che lo avevano reso così irresistibile per giovani e meno giovani.
Oggi il blog è una realtà consolidata. Ogni giorno nascono nuovi ‘diari on line’, creati da singoli, da gruppi di amici, da aziende, da professionisti, in tutto il mondo. Bloggare (neologismo ormai di uso comune tra gli internauti) è ‘il massimo dell’individualità e il massimo della socialità’, come scrive bene Luisa Carrada, che di scrittura e di lettura on line se ne intende (il suo blog è http://mestierediscrivere.splinder.com).
I primi blog erano veri e propri diari personali, dove post dopo post, le persone affidavano alla rete i pensieri più intimi: insomma da un diario con il lucchetto si era passati ad un diario aperto. Un notevole cambiamento, che la dice lunga su come cambiano, nel tempo e grazie alle tecnologie, i costumi delle persone.
Poi sono arrivati professionisti della comunicazione e non solo che hanno iniziato a condividere on line progetti, idee, riflessioni. E poi le aziende, le scuole, le università: il blog è diventato un luogo virtuale per socializzare.
Il blog non viene mai scritto per noi stessi: perché l’importante è essere letti. Infatti ogni post non può non esistere senza i commenti, cioè senza lo spazio dedicato a chi legge e chi vuole lasciare un segno del suo passaggio. A volte nascono vere e proprie conversazioni, tra persone che magari neppure si conoscono ma che sicuramente condividono idee, pensieri, esperienze.
Ci sono i blog lanciati dai giornali quotidiani per intrattenere un rapporto più stretto con i lettori; blog creati da aziende piccole e grandi per avvicinare i clienti e sentire la loro voce; blog avviati e mantenuti da gruppi di studenti, compagni di classe, categorie professionali, militanti politici, amanti di discipline sportive o di espressioni artistiche.
Non mancano però le polemiche e i problemi. In particolare in Italia è sorto il dubbio se il mondo dei blog debba rimanere senza vincoli legislativi.
E’ sufficiente una autoregolamentazione? Oppure devono essere applicate le norme sulla stampa?
Tra gli sviluppi recenti possiamo ricordare il disegno di legge presentato nell’ottobre del 2007 dal governo italiano sulla riforma dell’editoria: lì veniva stabilito per i blog l’obbligo della registrazione. Il mondo del web è insorto con durezza (e quando si muovono in massa gli internauti – vedi ad esempio il recente caso della condanna nei confronti di The Pirate Bay per violazione del diritto d’autore – l’impatto è sempre forte e incisivo): il sottosegretario Levi ha dovuto fare marcia indietro e dichiarare che la norma non avrebbe trovato applicazione ai blog. Ma la questione resta aperta.

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