Il Villaggio Virtuale

comunicazione virtuale e linguaggi della Rete

Blog

Non è più tanto di moda parlarne, ma il blog resta un mezzo di comunicazione straordinario, molto diffuso e sempre più praticato. Fino a poco tempo fa si leggeva (e si scriveva, anche in questa rubrica) delle caratteristiche di questa nuova (ora non più) forma di comunicazione, delle sue potenzialità nel creare nuove relazioni tra le persone, delle motivazioni di fondo che lo avevano reso così irresistibile per giovani e meno giovani.
Oggi il blog è una realtà consolidata. Ogni giorno nascono nuovi ‘diari on line’, creati da singoli, da gruppi di amici, da aziende, da professionisti, in tutto il mondo. Bloggare (neologismo ormai di uso comune tra gli internauti) è ‘il massimo dell’individualità e il massimo della socialità’, come scrive bene Luisa Carrada, che di scrittura e di lettura on line se ne intende (il suo blog è http://mestierediscrivere.splinder.com).
I primi blog erano veri e propri diari personali, dove post dopo post, le persone affidavano alla rete i pensieri più intimi: insomma da un diario con il lucchetto si era passati ad un diario aperto. Un notevole cambiamento, che la dice lunga su come cambiano, nel tempo e grazie alle tecnologie, i costumi delle persone.
Poi sono arrivati professionisti della comunicazione e non solo che hanno iniziato a condividere on line progetti, idee, riflessioni. E poi le aziende, le scuole, le università: il blog è diventato un luogo virtuale per socializzare.
Il blog non viene mai scritto per noi stessi: perché l’importante è essere letti. Infatti ogni post non può non esistere senza i commenti, cioè senza lo spazio dedicato a chi legge e chi vuole lasciare un segno del suo passaggio. A volte nascono vere e proprie conversazioni, tra persone che magari neppure si conoscono ma che sicuramente condividono idee, pensieri, esperienze.
Ci sono i blog lanciati dai giornali quotidiani per intrattenere un rapporto più stretto con i lettori; blog creati da aziende piccole e grandi per avvicinare i clienti e sentire la loro voce; blog avviati e mantenuti da gruppi di studenti, compagni di classe, categorie professionali, militanti politici, amanti di discipline sportive o di espressioni artistiche.
Non mancano però le polemiche e i problemi. In particolare in Italia è sorto il dubbio se il mondo dei blog debba rimanere senza vincoli legislativi.
E’ sufficiente una autoregolamentazione? Oppure devono essere applicate le norme sulla stampa?
Tra gli sviluppi recenti possiamo ricordare il disegno di legge presentato nell’ottobre del 2007 dal governo italiano sulla riforma dell’editoria: lì veniva stabilito per i blog l’obbligo della registrazione. Il mondo del web è insorto con durezza (e quando si muovono in massa gli internauti – vedi ad esempio il recente caso della condanna nei confronti di The Pirate Bay per violazione del diritto d’autore – l’impatto è sempre forte e incisivo): il sottosegretario Levi ha dovuto fare marcia indietro e dichiarare che la norma non avrebbe trovato applicazione ai blog. Ma la questione resta aperta.
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