Il Villaggio Virtuale

comunicazione virtuale e linguaggi della Rete

Archivi per il mese di “luglio, 2009”

Flash news

Questa settimana vi segnalo alcune notizie flash selezionate per voi dal mondo delle nuove tecnologie.
Libri: meglio la carta o il digitale?
Forse il mercato del libro non è ancora pronto al salto tecnologico, restano alcuni problemi legati ad esempio al tema dei diritti d’autore e la cultura generale è sempre molto legata alla carta stampata: all’estero però il libro elettronico (ebook) sta conoscendo un periodo particolarmente felice. Durante la recente Giornata internazionale del libro sono stati diffusi alcuni dati interessanti: negli USA l’ebook rappresenta il 2% dell’editoria (fatturato al netto degli sconti) e sui 40miliardi circa del mercato americano l’ebook vale oggi 793milioni di dollari mentre l’audio book raggiunge il miliardo di dollari (pesando per il 2,5%).
In Italia invece la situazione è diversa: le stime fornite dall’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori rilevano per il mercato degli audiolibri e dell’ebook un peso inferiore allo 0,03% sul mercato complessivo del libro.
Web e giornalismo
I giornalisti salgono in cattedra virtuale. Su Youtube è stato creato un nuovo canale dedicato agli aspiranti giornalisti. Si chiama ‘Reporters’ Center’ (
www.youtube.com/reporterscenter) e propone – al momento – una quarantina di video con consigli e trucchi del mestiere, per imparare a comunicare e a raccontare le notizie. Insegnanti d’eccezione sono nomi di rilievo del panorama giornalistico americano: si va da Katie Couric, volto di CBS News, a Bob Woodward del Washington Post fino a Randi Zuckerberg, direttore marketing Facebook.
Intanto i quotidiani on line vanno verso il declino? Alcune voci darebbero il dato per certo. Una tebella pubblicata di recente (
www.businessinsider.com/chart-of-the-day-time-spent-on-newspaper-websites-2009-6) sembra abbastanza chiara. Secondo Nielsen, 17 siti su 30 (tra cui quello del New York Times e di USA Today) hanno visto cadere il tempo medio di navigazione dell’utente tra il maggio 2008 e quello appena trascorso.
La letteratura incontra i social network
Il sito web del settimanale Internazione da qualche tempo è diventato un blog. E tra le notizie sempre interessanti e aggiornate segnalo il progetto ‘Twitterature’: il futuro della letteratura passerebbe per il noto social network Twitter, tanto da coniare il nuovo termine ‘twitteratura’ (nella traduzione italiana). Cioè: riassumere le opere di Dante, Shakespeare, Stendhal, Joyce, ma anche J.K. Rowling, in venti frasi, ognuna da centoquaranta caratteri.
L’idea viene a due studenti dell’università di Chicago, come ha riferito anche il Guardian (
www.guardian.co.uk/technology/2009/jun/24/twitter-literature-twitterature): “La letteratura è un pilastro fondamentale per qualsiasi generazione. E Twitter, il social network dove gli utenti comprimono ogni pensiero in 140 caratteri, è un mezzo fondamentale per recuperare attenzione e concentrazione nel diluvio d’informazione della nostra epoca”. E alla fine dell’anno è atteso anche un libro dedicato proprio a questo originale progetto.

Annunci

Password senza segreti

Non si è mai al sicuro. Per bloccare l’accesso da parte di sconosciuti al nostro pc o alla casella di posta elettronica o all’account su Facebook scegliamo spesso le password più originali e strane, certi che nessuno potrà mai indovinarla. Sbagliato.
Microsoft e la Carnegie Mellon University hanno da poco pubblicato una ricerca che dimostra quanto sia semplice scovare le password di altre persone. Quindi anche le nostre.
Il documento è disponibile on line all’indirizzo
http://research.microsoft.com/pubs/79594/oakland09.pdf . Sedici pagine di analisi e proposte, che partono con il puntare il dito contro i principali provider mondiali di posta elettronica via web: Hotmail, Google con Gmail, Yahoo e Aol. Infatti il primo grosso problema deriva dai controlli in caso di smarrimento della password per accedere alla posta. La tipologia è sempre la stessa: rispondere ad una domanda scelta da una lista predisposta. Si tratta sempre dei soliti quesiti, banali e ricorrenti, che dovrebbero aiutarci a risalire alla nostra password in caso di dimenticanza: la città in cui sei nato, il nome del tuo animale domestico, la data di nascita, ecc..
Secondo gli esperti questo sistema non è sicuro, anzi, ci rende ancora di più esposti al rischio di un furto di identità da parte di chiunque. Soprattutto, poi, se siamo utenti particolarmente attivi in rete e se utilizziamo le nostre password per fare acquisti on line sulle più famose piattaforme.
I suggerimenti di Microsoft
Lo studio della Microsoft e della Carnegie Mellon University propone anche una soluzione, a dire il vero non molto convincente. Si tratta di una specie di gioco: l’utente potrebbe scegliere un gruppo di persone fidate a cui il sistema si rivolgerebbe in caso di smarrimento della password.
La creazione e la gestione delle password segrete è una questione da sempre tenuta in grande considerazione perché strettamente legata alla tutela della privacy degli utenti della Rete. La stessa Microsoft, ad esempio, ha da tempo una sezione apposita sul proprio portale web dedicata proprio all’argomento: una sorta di miniguida per l’utente (all’indirizzo
http://www.microsoft.com/italy/athome/security/yourself/default.mspx). Qui è possibile trovare alcuni approfondimenti utili su come proteggere la propria identità e le proprie informazioni affidate a Internet. E non mancano anche indicazioni su come creare password complesse.
A nulla servirebbero quindi neppure i generatori automatici di password, che promettono la creazione di codici segreti a prova di hacker. Pensiamo ad esempio a
www.goodpassword.com o a www.pctools.com/guides/password ; alcuni sono addirittura a pagamento.
Il lavoro del Garante
In tema di tutela della nostra privacy in Rete è doveroso il richiamo all’attività del Garante per la protezione dei dati personali: il sito web è all’indirizzo
www.garanteprivacy.it e riporta tutta la normativa, tutti i provvedimenti e gli aggiornamenti in materia. Perché il problema non è solo la gestione delle password, ma di tutti i nostri dati personali che possono diventare di dominio pubblico ed essere utilizzate a nostra insaputa, anche con intenti criminosi.

Navigazione articolo