Il Villaggio Virtuale

comunicazione virtuale e linguaggi della Rete

Archivi per il mese di “ottobre, 2009”

Non perdiamo la bussola !

Il nuovo anno scolastico si apre con nuove iniziative per rendere la navigazione in Rete più sicura. Soprattutto per i più giovani. E sono le grandi istituzioni a prendere l’iniziativa.
Pensiamo, ad esempio al progetto ‘Non perdere la bussola’: YouTube e la Polizia delle Comunicazioni, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, sono impegnati sul fronte di questa iniziativa volta a sensibilizzazione e formare i giovani tra i 13 e i 18 anni sui temi della sicurezza in Rete e dell’uso responsabile delle community online.
“La Polizia di Stato – ha affermato Maurizio Masciopinto, direttore delle Relazioni Esterne del Dipartimento della Pubblica Sicurezza – è da anni che opera per far sì che i rischi della rete, soprattutto nei confronti dei minori, non debbano costituire un limite allo sviluppo della comunicazione sul web”.
Workshop formativi e materiale di approfondimento saranno a disposizione delle scuole italiane che ne faranno richiesta. Gli incontri di formazione verteranno principalmente sui temi della tutela della privacy, della netiquette e delle norme della community, dei contenuti generati dagli utenti, del cyber bullismo e della tutela del copyright.
Le scuole interessate a ospitare il workshop formativo possono trovare tutte le informazioni per inviare la richiesta a questo link:
www.youtube.com/t/workshopscuole  oppure scrivendo all’indirizzo mail: polizia.comunicazioni@interno.it, specificando nell’oggetto il riferimento al progetto "Polizia delle Comunicazioni e YouTube". Sempre all’interno della pagina YouTube dedicata al progetto è possibile scaricare una copia della “YouTube Map” e visualizzare i video realizzati per supportare questo progetto.

Educazione ambientale in Rete
Sicuramente apprendere in questo modo sarà più facile e anche più divertente per i nostri ragazzi. Ed è proprio il binomio educazione e divertimento a rappresentare vincente proprio grazie agli strumenti del web. Non a caso oggi si parla di edutainment non più solamente riguardo alla televisione, ma anche ai videogiochi e ad internet.
Per quanto riguarda quest’ultima possiamo citare il mondo virtuale di Ecobuddies.com (www.ecobuddies.com): la rete insegna l’ecosostenibilità attraverso il gioco. Destinatari sono i bambini dai 5 ai 12 anni ai quali viene insegnato come compir tari nel pieno rispetto dell’ambiente e della natura. Accanto al portale principale di Ecobuddies c’è anche un blog con approfondimenti curiosi sia sul mondo virtuale che su quello reale.

La scuola e le nuove tecnologie in radio
Vi segnaliamo che sabato prossimo, 26 settembre, il programma radiofonico ‘Mentre si fa sera’ , in onda alle ore 17.30 su Radio Città Nuova (FM 88.5), approfondirà il rapporto tra educazione, formazione e nuove tecnologie.

Annunci

Giovani e web sociale

E’ di questi ultimi giorni la notizia: la Commissione Europea si schiera dalla parte dei social network ed esorta gli Stati della Comunità a sensibilizzare i giovani all’uso responsabile delle nuove tecnologie. Non essere in grado di utilizzare i nuovi media porterebbe i nostri ragazzi in una situazione di svantaggio se non addirittura di disagio sociale.
«Interagire con i media, al giorno d’oggi, significa molto di più che scrivere ad un giornale», ha osservato il commissario per i Media e la Società dell’informazione, Viviane Reding, aggiungendo: «Grazie ai media, e soprattutto alle nuove tecnologie digitali, sono sempre di più i cittadini europei che possono partecipare al mondo della condivisione, dell’interazione e della creazione». Tuttavia, per Reding, «le persone che non possono usare i nuovi media come le reti sociali o la televisione digitale avranno difficoltà a interagire con il mondo che li circonda e a prendervi parte».
I nuovi strumenti del web aiuterebbero i ragazzi a crescere come cittadini maturi e responsabili e servirebbero per coltivare la loro competenza e la creatività. L’educazione ai media può migliorare il modo in cui il pubblico utilizza i motori di ricerca, può insegnare agli alunni come si realizza un film o come funziona la pubblicità.
Tutto questo in Svezia, Irlanda e Gran Bretagna, fa già parte dei programmi scolastici. Ad esempio, il sito internet britannico kidSMART (
www.kidsmart.org.uk) insegna ai giovani come usare i siti di socializzazione in rete in modo sicuro.
Ma non solo. Uno degli argomenti più importanti e cari alla Commissione riguarda la conoscenza di come i nostri dati personali vengono trattati. La questione della tutela della propria privacy deve essere chiara anche ai più giovani; sapere utilizzare bene i new media porta anche ad una maggiore conoscenza in questo ambito o comunque ad una maggiore propensione ad informarsi e ad adottare tutti i sistemi possibili per difendersi da possibili abusi.
La Commissione Europea ha diffuso anche alcuni dati numerici interessanti. Eccone alcuni. Il 60 per cento dei cittadini dell’Unione sa usare gli strumenti informatici e il 56 per cento si connette a internet almeno una volta alla settimana. Tra questi rientrano anche coloro che hanno un basso livello di istruzione: dal 53 per cento del 2005 al 62,5 per cento nel 2008 (nota bene: il 100 per cento corrisponderebbe all’utilizzo di internet da parte dell’intera popolazione).
Anche i disoccupati usano sempre di più la rete: l’80,3 per cento nel 2008 contro il 74,4 per cento nel 2005. Dal 2006 le competenze in materia di computer e di internet tra le donne, i disoccupati e le persone con più di 55 anni sono cresciute di almeno il 3% rispetto alla popolazione totale. Ciononostante, anche se le connessioni a banda larga sono sempre più economiche, il 24 per cento dei cittadini europei senza internet a casa afferma di non averlo poiché non sa usarlo.

Seconda vita (?)

Second Life si prepara ad una ‘seconda vita’? Stando alle notizie rimbalzate nei giorni scorsi sulle pagine di giornali e siti web, la piattaforma famosa in tutto il mondo per offrire una possibile esistenza parallela virtuale in 3D starebbe attraversando un momento difficile.
Gli avatar (cioè le identità virtuale degli utenti registrati) sono oltre diciassette milioni ma solo 400 mila sono attivi. Tra il 2006 ed il 2007 era stato un vero e proprio boom per questo mondo virtuale. Ora i dati raccontano un calo di interesse, a favore soprattutto dei social network (come Facebook) che gli internauti dimostrano di preferire.
Qualche giorno fa Tom Hale, chief product officier di Linden Lab (la società ‘madre’ di Second Life) ha presentato alcuni dati significativi nel corso della Second Life community convention di San Francisco. Eccone alcuni.
Sono attualmente 226 mila le isole di cui è composto Second Life. I login effettuati ogni mese ammontano ad una media di 1,2 milioni, con il 90 per cento del traffico prodotto da meno di un quinto degli utenti: ci sono i fedelissimi, che vanno da quanti si collegano tra le 4 e le 50 ore al mese, ai veri e propri «smanettoni» compulsivi, che possono stare connessi anche 10 ore al giorno.
Inoltre: secondo i dati forniti da Slnn.it, il news network della community italiana (
http://www.slnn.it/second_life_secondo_me/corsera_cita_slnnit_second_life_morta.html), il 90 per cento degli utenti che si registra abbandona l’universo virtuale dopo poche sessioni.
Il grido d’allarme viene però lanciato soprattutto dalla community italiana. Ma questo non è un grido di aiuto, bensì di indignazione. Gli utenti di Second Life non lamentano il fatto di essere rimasti in pochi, piuttosto di essere denigrati: tutti pronti a celebrare la fine (ormai prossima?) della piattaforma e nessuno a denunciare l’arretratezza culturale del nostro Paese, non ancora pronto al ‘salto di qualità’ tecnologico.
Gli utenti italiani di SL sono ‘pochi ma buoni’. E lo spiegano bene alcuni esperti, soprattutto sulle pagine del Corriere della Sera, che nei giorni scorsi ha dato spazio all’argomento e ai commenti (un po’ acidi e cattivi) dei lettori. Secondo Simona Caraceni, docente di New Media alla Nuova Accademia delle Belle Arti di Milano, Second Life è uno strumento “molto meritocratico e per questo precluso ad un pubblico di massa” e comunque “non essere più sotto i riflettori fa bene in primo luogo a Second Life, perché seleziona l’utente. È una sorta di darwinismo informatico”.
Conclusione: Second Life non è affatto morta. Dopo l’interesse di massa riscosso nei primi tempi, ora si sta muovendo verso il periodo della maturità. Gli utenti sono sempre più consapevoli, più attivi e partecipi. La Linden Lab si sta adoperando per migliorare la piattaforma soprattutto sul piano della presentazione grafica. Forse SL sarà destinata ad un pubblico di nicchia, una ‘élite tecnologica’, ma sicuramente non morirà. Almeno per il momento. E noi avremo occasione di parlarne ancora tante volte.

Navigazione articolo