Il Villaggio Virtuale

comunicazione virtuale e linguaggi della Rete

La privacy è morta?

Questa settimana torniamo a parlare di web 2.0, di social network, di privacy e riservatezza dei dati personali. Tutti argomenti strettamente correlati tra di loro che in questo ultimo periodo sono al centro di accese discussioni.
Gli strumenti del web 2.0, social network in testa, hanno abituato l’utente della rete a vivere un’esistenza in continua esposizione. Per motivi non solo personali, ma anche professionali. Infatti sembra proprio che chi si è costruito un consistente gruppo di contatti su social network quali Twitter o Facebook può contare su risorse preziose da spendere con i datori di lavoro. Per non parlare poi di piattaforme come LinkedIn nate appositamente per favorire i contatti lavorativi.
In questo contesto è quindi indispensabile condividere più informazioni possibili su sé stessi. Quindi privacy addio? “La privacy è morta e la pistola ancora fuma in mano ai media sociali” Queste erano parole pronunciate qualche tempo fa da Pete Cashmore, il fondatore di Mashable.com, uno dei blog più alla moda sulle nuove tendenze del web. Il concetto di base è questo: ci si preoccupa tanto della riservatezza dei nostri dati personali dati in pasto alla rete, ma quale sarebbe il prezzo da pagare se non condividiamo la nostra vita e la nostra attività online?
Più o meno su questa linea si muoveva anche il fondatore di Facebook, Marck Zuckerberg.
Si può legittimamente non essere d’accordo con queste affermazioni, soprattutto se la nostra esistenza non si poggia su Internet e se la nostra attività lavorativa va a gonfie vele anche senza appoggi sul web.
Sta di fatto però che i protagonisti della rete si stanno attivando per rendere più fruttiferi possibili i dati affidati al web attraverso i social network. Pensiamo ad esempio i motori di ricerca quali Bing di Microsoft e Google hanno preso accordi con Twitter e Facebook per includere i loro aggiornamenti in tempo reale nei propri risultati. Ma non solo.
Sempre Google sta lanciando Social Search (
http://www.google.com/experimental/index.html ), una funzione di ricerca che scandaglia tutto quanto viene prodotto e segnalato dalla propria lista di amici on line e che oltre a Twitter include FriendFeed, Google Reader, e altri servizi online.
E un’ulteriore picconata alle barriere di protezione alla nostra privacy proviene da nuovi servizi on line, volti a segnalare ad esempio dove ci si trova in tempo reale o a fotografare tutto quanto ci sta intorno. Foursquare (
http://foursquare.com/ ) si scarica sul telefonino e permette di comunicare istantaneamente dove ci si trova. C’è poi un’azienda inglese, la Vicon, che sta per commercializzare la SenseCam, una fotocamera indossabile in grado di scattare immagini ogni 30 secondi.
L’impressione è che l’evoluzione tecnologica proceda ad un passo più veloce di quello della protezione della nostra privacy, sia personale sia professionale. Sta di fatto che, nel momento in cui si mette piede nel web, ci vengono richiesti sempre e comunque alcuni dei nostri dati personali. Di questo dobbiamo esserne sempre più consapevoli. In questa direzione si sta muovendo, ad esempio, la Federal Trade Commission, l’agenzia antitrust che si sta preoccupando della scarsa consapevolezza degli utenti online riguardo al modo in cui possono essere usati i dati forniti a siti e servizi web.

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