Il Villaggio Virtuale

comunicazione virtuale e linguaggi della Rete

Archivi per il mese di “novembre, 2012”

E ora si cambia veramente (?)

Siamo davvero arrivati ad un punto di svolta. Oppure no. Forse. Sicuramente i più convinti sono i giovani, nati con la tecnologia nel sangue e che possono puntare proprio su questo per offrire alla società un cambiamento.
Un po’ meno convinti sono coloro che ancora fanno fatica ad accettare che tutto si giochi sul campo della new technology. Va bene il telefonino, va bene il pc, va bene internet (ma solo per alcune cose, poi il virtuale cede naturalmente il passo la reale). Però poi….
A fare il punto sul momento attuale che stiamo vivendo e per aprire gli occhi su un mondo che non siamo abituati a vedere ci aiuta un dossier che possiamo leggere sulla versione on line de La Stampa (eh, sì, proprio on line, però vale la pena fare uno sforzo…).
Intanto si parla di start-up (?) e della mano che sta dando il Governo per far partire nuove iniziative imprenditoriali. E poi un’intervista, all’inventore di Vitaminic, Gianluca Dettori.
Ma non basta. Volete sapere cosa è l’Agenda Digitale e a che punto è il nostro Paese? Leggete allora l’articolo di Antonino Caffo. Lì si parla di web. Sì, perchè sembra proprio che dal web possa ripartire lo sviluppo del nostro Paese. O almeno in parte. Come dimostra questo articolo che propone alcuni esempi interessanti.
Noi vivamo nell’era digitale. La chiamano così. All’estero è una realtà, ma in Italia? Qui troverete anche alcuni spunti di riflessione.

Il lavoro delle donne (ma la Rete è femmina?)

In questi giorni mi colpiscono due dati. Il primo: la presenza femminile in rete. Siti, blog, forum, gruppi, e poi Facebook e le altre piattaforme social: le donne imperversano. Dialogano, discutono, condividono, si confrontano, si consolano a vicenda, a volte pure litigano. Insomma: ho la sensazione che la parte più social della Rete sia soprattutto femminile. O sbaglio?
Il secondo dato: si parla molto del lavoro delle donne. E in particolare della difficoltà che hanno le donne oggi a coniugare lavoro e famiglia, senza diventare matte. Ho letto diversi articoli, ad esempio, su Vanity Fair, in cui vengono raccolte le testimonianze di molte lettrici sulla scia dell’esperienza di un’avvocatessa americana che, stremata, ha gettato la spugna e si è dimessa dal lavoro, per dedicarsi ai figli.
Ne parla anche un sito italiano, Mamma felice, che riporta anche i numerosi commenti di tante donne alle prese con lo stesso problema: gestire in maniera sostenibile lavoro-casa-famiglia (e io aggiungo anche: vita privata). E le donne scelgono proprio la Rete per affidare i propri dubbi, le insicurezze, i problemi, anche la propria rassegnazione.
Alcune donne hanno scelto la Rete addirittura per uscire da questo impiccio, inventandosi un lavoro che, da casa, le permettesse la flessibilità, la remunerazione e le soddisfazioni di cui hanno bisogno.
E’ la Rete l’unica via di uscita? o piuttosto è il concetto generico di “rete” che potrà salvarci? Davvero le donne devono fare una scelta? Ma soprattutto: possono scegliere?

Facebook: vero o falso?

Oggi leggiamo l’articolo del Corriere Ottanta milioni di falsi profili Facebook. Purtroppo è un tema troppo delicato per essere liquidato così velocemente. Qui tentiamo di lanciare qualche idea per la riflessione personale e magari la discussione comune.
E’ davvero importante oggi essere su Facebook? A cosa serve essere su Facebook? Su FB possiamo postare di tutto: dati personali, foto, i nostri pensieri, le nostre idee….che però – dal momento che vengono postati – non sono più nostri. Sono alla mercè di chiunque voglia – per varie ragioni, tutte sbagliate se non addirittura illegali – appropriarsi della nostra identità o di parte di essa.
Facebook è davvero solo il villaggio delle comari, come qualcuno lo definisce, oppure ha una funzione sociale, serve veramente a qualcosa?
Personalmente credo che sia l’uno e l’altro. E’ uno strumento, e come tale dipende da come viene usato. O bene o male.
Esistono le comari (tante) che passano il loro tempo libero (accidenti, come fanno ad averne così tanto?) a curiosare nei profili degli “amici” (dovremo un giorno discutere anche sull’uso e l’abuso della parola “amico”, su Facebook e non solo…) e farsi gli affari degli altri. Esistono però belle inziative che approfittano delle caratteristiche “social” per lanciare progetti di rete, di collaborazione, di scambio. Penso, ad esempio, nel mio caso particolare, ai tanti gruppi che si sono formati dedicati agli hobby tipicamente femminili: lì le persone si incontrano per scambiarsi idee, suggerimenti, per imparare anche qualcosa di nuovo, tutte insieme. A volte nascono delle amicizie vere, che si tasformano da virtuali in reali.
E’ un grosso problema il fatto che chiunque possa creare un profilo falso. Ancora più grave che si tratti di un profilo “scippato” ad un’altra persona, e che tutto ciò resti impunito. E’ grave, è illegale, è diseducativo: cosa imparano i nostri ragazzi da questi esempi? Me lo chiedo pensando ai miei figli, che prima o poi diventeranno anche loro “social”, ma soprattutto a quelli che già hanno un profilo su Facebook: cosa ci fanno? a cosa gli serve? come lo usano? chi li controlla?

E voi, a che tipo di Facebook appartenete?

La Chiesa nella Rete

Per molti di voi non sarà una novità. Ma questa notizia doveva essere pubblicata da tempo in versione cartacea e non potevo “bruciarla” on line. Però oggi Il Villaggio è di nuovo in edicola e quindi possiamo parlarne anche qui, nel blog. Di cosa?

La Chiesa ha fatto un nuovo passo in avanti verso un utilizzo più sistematico delle nuove tecnologie, dietro la spinta non solo di una società sempre più “in rete” ma anche delle sollecitazioni frequenti di papa Benedetto XVI. Nei giorni scorsi sono state presentate due piattaforme: “Aleteia” (http://www.aleteia.org/it/)  e “Adethic” (http://www.adethic.net/) , promossi dalla Fondazione per l’Evangelizzazione attraverso i Media.
“Una rete cattolica mondiale per condividere risorse sulla fede con quanti cercano la verità”, così si presenta online Aleteia, che afferma anche che  “non dipende da alcun movimento in particolare” e sottolinea che lo scopo del progetto è “mobilitare tutte le grandi istituzioni impegnate nell’evangelizzazione e nei mezzi di comunicazione”.  Insomma un rete sociale cristiana: un’idea interessante ma che va testata nel concreto, e per questo è ancora decisamente presto.
Di diverso stampo è il progetto “Adethic”: “Il primo network di siti cattolici per la raccolta di pubblicità a sostegno della solidarietà, Adethic nasce nel solco di Aleteia, il nuovo progetto della Chiesa Cattolica promosso dalla Fondazione per l’Evangelizzazione attraverso i Media (FEM), per condividere il messaggio cristiano nella rete con tutti i cercatori di verità”. L’eticità sarebbe alla base di questo network che si verrebbe a creare tra siti cattolici. Così afferma Andrea Salvati, ora direttore generale di Aleteia e Adethic dopo essere stato per sei anni dirigente di Google Italia: «Il nostro è un progetto tangibile che passa attraverso l’adesione dei siti al nostro network: per questo invitiamo tutti i partner cattolici ad aderire al network, che può intercettare e coinvolgere un bacino mensile di 8 milioni di utenti unici cattolici, il 30% degli utenti di internet complessivi».  

Alcune letture per approfondire: http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/social-network-evangelizzazione-18274/ e http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=10982&ID_sezione=38.

I bambini ci guardano

Oggi vi suggerisco questa lettura: un articolo su La Stampa dedicato al delicato tema dell’utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei minori. Alla fine tutto viene ridotto in mercimonio, ma l’argomento è molto importante, troppo per essere relegato ad una battaglia per interessi economici.
I minori sono i cosiddetti nativi digitali. Crescono a pane e nuove tecnologie. Per loro è tutto così naturale. Non pensano ai rischi, ai pericoli, alle insidie e neppure a chi si approfitta di loro. Allora qualcuno deve pensarci. Noi, adulti. Migranti digitali, con una coscienza.
La coscienza del genitore che non può considerare il pc come un’ottima baby sitter a basso costo e ottima resa. La coscienza dell’educatore che deve saper mostrare il buono e il cattivo delle nuove tecnologie (ovviamente diamo per contato che lui per primo ne sia a conoscenza…). La coscienza dei comunicatori, di tutti coloro che a vario titolo fanno comunicazione: i bambini ci guardano, sanno leggere e imparano tutto.
Comunque, vi lascio alla lettura di questo utile articolo de La Stampa.
Buona giornata!

Nuoce gravemente alla salute

Prima di spiegare il titolo di questo post, desidero ringraziare tutti i lettori che ogni giorno passano in questo blog. Alcuni lasciano anche un segno del loro passaggio: grazie, davvero.
Da questa settimana (in edicola venerdì) Il Villaggio dovrebbe riprendere anche nella sua versione cartacea (ogni quindici giorni su Il Nuovo Giornale, di Piacenza): speriamo. In ogni caso continuerò gli aggiornamenti on line. Perchè di cose da raccontare ce ne sono sempre tante, il tempo e lo spazio sono pochi, ma la voglia non manca mai.

Ora la spiegazione del titolo di questo post: Facebook mette in guardia dai rischi del “troppo Facebook”. “Birthday cakes are made for people to be together. They give friends a place to gather and celebrate. But too much cake probably isn’t healthy. So birthday cake is a lot like Facebook”. Insomma, le torte sono come Facebook.
Passare troppe ore collegati può nuocere gravemente ai rapporti interpersonali off line. Autodenuncia? Forse. Comunque, niente di nuovo. Non si può vivere di solo web, che è un mezzo, non un fine. Ma già ne abbiamo parlato.

Così come abbiamo più volte parlato di ebooks, ma lo rifacciamo per segnalare l’articolo di Punto Informatico sulla concorrenza nel mercato del libro digitale in Europa. Già, gli ebooks: ma siamo sicuri che almeno i nativi digitali li apprezzino così tanto?
Sicuramente le scuole vanno in questa direzione. Secondo uno studio Ericsson è in atto una vera e propria rivoluzione nel settore educativo. Le nuove generazioni studiano con tablet, pc e cellulari. Una sintesi è anche su La Stampa.
Ma è davvero così per tutti?

Quando 24 ore non sono sufficienti

Questo può apparire un post un po’ femminista. E forse lo è. Oppure no. Oggi voglio proporre ai lettori del Villaggio la lettura di un blog del Corriere.it: La ventisettesima ora. Si tratta di uno spazio editoriale scritto a più mani, che cerca di raccontare i vari aspetti di cui si compone la vita di una donna di oggi, divisa tra lavoro, casa, famiglia (e magari aggiungiamo anche la necessità di prendersi cura di se stessa). Quando le 24 ore giornaliere non bastano mai per fare tutto e si allungano (virtualmente) fino a 27 (da cui il nome del blog).

Un blog interessante, autentico, per nulla scontato, dove le giornaliste che vi scrivono a volte si raccontano, altre volte danno voce a storie di donne che diversamente voce non avrebbero. Ma, attenzione, non è un blog autocelebrativo; e neppure serve alle donne per piangersi un po’ addosso. E’ veramente un’occasione (anche per gli uomini che lo leggono) per conoscere meglio alcuni aspetti del mondo femminile che a volte restano in ombra o che vengono dati per scontati.

Bello l’ultimo post pubblicato, firmato da Giovanna Pezzuoli: “La tigre e il violino. Si dice donna”. Quando la Rai era femminista.

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