Il Villaggio Virtuale

comunicazione virtuale e linguaggi della Rete

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Ecco il Villaggio Virtuale, oggi in edicola

Il Villaggio oggi in edicola

Il Villaggio oggi in edicola

E ora si cambia veramente (?)

Siamo davvero arrivati ad un punto di svolta. Oppure no. Forse. Sicuramente i più convinti sono i giovani, nati con la tecnologia nel sangue e che possono puntare proprio su questo per offrire alla società un cambiamento.
Un po’ meno convinti sono coloro che ancora fanno fatica ad accettare che tutto si giochi sul campo della new technology. Va bene il telefonino, va bene il pc, va bene internet (ma solo per alcune cose, poi il virtuale cede naturalmente il passo la reale). Però poi….
A fare il punto sul momento attuale che stiamo vivendo e per aprire gli occhi su un mondo che non siamo abituati a vedere ci aiuta un dossier che possiamo leggere sulla versione on line de La Stampa (eh, sì, proprio on line, però vale la pena fare uno sforzo…).
Intanto si parla di start-up (?) e della mano che sta dando il Governo per far partire nuove iniziative imprenditoriali. E poi un’intervista, all’inventore di Vitaminic, Gianluca Dettori.
Ma non basta. Volete sapere cosa è l’Agenda Digitale e a che punto è il nostro Paese? Leggete allora l’articolo di Antonino Caffo. Lì si parla di web. Sì, perchè sembra proprio che dal web possa ripartire lo sviluppo del nostro Paese. O almeno in parte. Come dimostra questo articolo che propone alcuni esempi interessanti.
Noi vivamo nell’era digitale. La chiamano così. All’estero è una realtà, ma in Italia? Qui troverete anche alcuni spunti di riflessione.

Il lavoro delle donne (ma la Rete è femmina?)

In questi giorni mi colpiscono due dati. Il primo: la presenza femminile in rete. Siti, blog, forum, gruppi, e poi Facebook e le altre piattaforme social: le donne imperversano. Dialogano, discutono, condividono, si confrontano, si consolano a vicenda, a volte pure litigano. Insomma: ho la sensazione che la parte più social della Rete sia soprattutto femminile. O sbaglio?
Il secondo dato: si parla molto del lavoro delle donne. E in particolare della difficoltà che hanno le donne oggi a coniugare lavoro e famiglia, senza diventare matte. Ho letto diversi articoli, ad esempio, su Vanity Fair, in cui vengono raccolte le testimonianze di molte lettrici sulla scia dell’esperienza di un’avvocatessa americana che, stremata, ha gettato la spugna e si è dimessa dal lavoro, per dedicarsi ai figli.
Ne parla anche un sito italiano, Mamma felice, che riporta anche i numerosi commenti di tante donne alle prese con lo stesso problema: gestire in maniera sostenibile lavoro-casa-famiglia (e io aggiungo anche: vita privata). E le donne scelgono proprio la Rete per affidare i propri dubbi, le insicurezze, i problemi, anche la propria rassegnazione.
Alcune donne hanno scelto la Rete addirittura per uscire da questo impiccio, inventandosi un lavoro che, da casa, le permettesse la flessibilità, la remunerazione e le soddisfazioni di cui hanno bisogno.
E’ la Rete l’unica via di uscita? o piuttosto è il concetto generico di “rete” che potrà salvarci? Davvero le donne devono fare una scelta? Ma soprattutto: possono scegliere?

Facebook: vero o falso?

Oggi leggiamo l’articolo del Corriere Ottanta milioni di falsi profili Facebook. Purtroppo è un tema troppo delicato per essere liquidato così velocemente. Qui tentiamo di lanciare qualche idea per la riflessione personale e magari la discussione comune.
E’ davvero importante oggi essere su Facebook? A cosa serve essere su Facebook? Su FB possiamo postare di tutto: dati personali, foto, i nostri pensieri, le nostre idee….che però – dal momento che vengono postati – non sono più nostri. Sono alla mercè di chiunque voglia – per varie ragioni, tutte sbagliate se non addirittura illegali – appropriarsi della nostra identità o di parte di essa.
Facebook è davvero solo il villaggio delle comari, come qualcuno lo definisce, oppure ha una funzione sociale, serve veramente a qualcosa?
Personalmente credo che sia l’uno e l’altro. E’ uno strumento, e come tale dipende da come viene usato. O bene o male.
Esistono le comari (tante) che passano il loro tempo libero (accidenti, come fanno ad averne così tanto?) a curiosare nei profili degli “amici” (dovremo un giorno discutere anche sull’uso e l’abuso della parola “amico”, su Facebook e non solo…) e farsi gli affari degli altri. Esistono però belle inziative che approfittano delle caratteristiche “social” per lanciare progetti di rete, di collaborazione, di scambio. Penso, ad esempio, nel mio caso particolare, ai tanti gruppi che si sono formati dedicati agli hobby tipicamente femminili: lì le persone si incontrano per scambiarsi idee, suggerimenti, per imparare anche qualcosa di nuovo, tutte insieme. A volte nascono delle amicizie vere, che si tasformano da virtuali in reali.
E’ un grosso problema il fatto che chiunque possa creare un profilo falso. Ancora più grave che si tratti di un profilo “scippato” ad un’altra persona, e che tutto ciò resti impunito. E’ grave, è illegale, è diseducativo: cosa imparano i nostri ragazzi da questi esempi? Me lo chiedo pensando ai miei figli, che prima o poi diventeranno anche loro “social”, ma soprattutto a quelli che già hanno un profilo su Facebook: cosa ci fanno? a cosa gli serve? come lo usano? chi li controlla?

E voi, a che tipo di Facebook appartenete?

La Chiesa nella Rete

Per molti di voi non sarà una novità. Ma questa notizia doveva essere pubblicata da tempo in versione cartacea e non potevo “bruciarla” on line. Però oggi Il Villaggio è di nuovo in edicola e quindi possiamo parlarne anche qui, nel blog. Di cosa?

La Chiesa ha fatto un nuovo passo in avanti verso un utilizzo più sistematico delle nuove tecnologie, dietro la spinta non solo di una società sempre più “in rete” ma anche delle sollecitazioni frequenti di papa Benedetto XVI. Nei giorni scorsi sono state presentate due piattaforme: “Aleteia” (http://www.aleteia.org/it/)  e “Adethic” (http://www.adethic.net/) , promossi dalla Fondazione per l’Evangelizzazione attraverso i Media.
“Una rete cattolica mondiale per condividere risorse sulla fede con quanti cercano la verità”, così si presenta online Aleteia, che afferma anche che  “non dipende da alcun movimento in particolare” e sottolinea che lo scopo del progetto è “mobilitare tutte le grandi istituzioni impegnate nell’evangelizzazione e nei mezzi di comunicazione”.  Insomma un rete sociale cristiana: un’idea interessante ma che va testata nel concreto, e per questo è ancora decisamente presto.
Di diverso stampo è il progetto “Adethic”: “Il primo network di siti cattolici per la raccolta di pubblicità a sostegno della solidarietà, Adethic nasce nel solco di Aleteia, il nuovo progetto della Chiesa Cattolica promosso dalla Fondazione per l’Evangelizzazione attraverso i Media (FEM), per condividere il messaggio cristiano nella rete con tutti i cercatori di verità”. L’eticità sarebbe alla base di questo network che si verrebbe a creare tra siti cattolici. Così afferma Andrea Salvati, ora direttore generale di Aleteia e Adethic dopo essere stato per sei anni dirigente di Google Italia: «Il nostro è un progetto tangibile che passa attraverso l’adesione dei siti al nostro network: per questo invitiamo tutti i partner cattolici ad aderire al network, che può intercettare e coinvolgere un bacino mensile di 8 milioni di utenti unici cattolici, il 30% degli utenti di internet complessivi».  

Alcune letture per approfondire: http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/social-network-evangelizzazione-18274/ e http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=10982&ID_sezione=38.

Quando 24 ore non sono sufficienti

Questo può apparire un post un po’ femminista. E forse lo è. Oppure no. Oggi voglio proporre ai lettori del Villaggio la lettura di un blog del Corriere.it: La ventisettesima ora. Si tratta di uno spazio editoriale scritto a più mani, che cerca di raccontare i vari aspetti di cui si compone la vita di una donna di oggi, divisa tra lavoro, casa, famiglia (e magari aggiungiamo anche la necessità di prendersi cura di se stessa). Quando le 24 ore giornaliere non bastano mai per fare tutto e si allungano (virtualmente) fino a 27 (da cui il nome del blog).

Un blog interessante, autentico, per nulla scontato, dove le giornaliste che vi scrivono a volte si raccontano, altre volte danno voce a storie di donne che diversamente voce non avrebbero. Ma, attenzione, non è un blog autocelebrativo; e neppure serve alle donne per piangersi un po’ addosso. E’ veramente un’occasione (anche per gli uomini che lo leggono) per conoscere meglio alcuni aspetti del mondo femminile che a volte restano in ombra o che vengono dati per scontati.

Bello l’ultimo post pubblicato, firmato da Giovanna Pezzuoli: “La tigre e il violino. Si dice donna”. Quando la Rai era femminista.

Rapporti di buon vicinato

Le nuove tecnologie sono arrivate anche lì. Nel gestire i rapporti con le persone che ci abitano accanto. Non era sufficiente avere strumenti per riallacciare amicizie o iniziarne di nuove per ragioni personali o professionali. Adesso abbiamo bisogno di tenere i contatti con i vicini di casa via web. Ma ne abbiamo davvero bisogno?
Leggete l’articolo di Simone Cosmini pubblicato su Wired. E se volete dire la vostra, commentate pure questo post del Villaggio, qua sotto.
E’ interessante dal punto di vista tecnologico vedere le potenzialità degli strumenti virtuali creati dall’uomo. Già, l’uomo. Il rapporto personale. Ci era rimasto forse solo il rapporto interpersonale con i vicini, che salutiamo ogni mattina quando usciamo di casa o che incontriamo alla sera quando portiamo a passeggio il cane.
Peccato che di alcuni di loro a volte non si conosca neppure il nome. Ne conosciamo le sembianze; alcuni li salutiamo (se non altro perchè abitiamo in quel quartiere da 30 anni e quindi sono 30 anni che ci vediamo  più o meno tutti i giorni); altri, nulla. Ci può forse aiutare la tecnologia? Non credo. In questo caso, non credo proprio.
Forse esiste veramente un limite che non è bene superare, per il bene dell’uomo stesso. La tecnologia è al nostro servizio. Non viceversa. Sarebbe meglio tirar fuori il coraggio e finalmente suonare il campanello del vicino, se abbiamo qualcosa da dirgli o da chiedergli, piuttosto che perdere tempo per cercare il suo contatto online. Avremmo un nuovo amico, una persona in più su cui poter contare veramente in caso di bisogno. Saremmo meno soli. O forse no. Comunque avremo recuperato la nostra dimensione umana (quando si può, approfittiamone).

Come cambia il mondo….

Qui trovate una bella lettura su come stanno cambiando il modo di leggere ed il modo di scrivere. Di tutti noi.

Comunicare la fede con le nuove tecnologie

Fa discutere il post Come imparare a comunicare la fede del blog di Fabio Marchese Ragona. La Pontificia Università Lateranense avvia un corso di formazione teologico-pastorale in cui la tecnologia è al centro della nuova pastorale.
Una bella provocazione. Ma forse con solo. Leggendo i commenti al post mi accorgo quanto sia difficile fare informazione, e anche formazione, utilizzando i new media. Sull’argomento ho avuto l’opportunità di scrivere articoli e libri e continuo a riflettere sul rapporto reale-virtuale. Che affascina, ma spaventa al tempo stesso; tutti crediamo di saperne tutto il necessario, ma poi ci scopriamo comunque ignoranti (nel senso etimologico del termine) non tanto sul”cosa”, quanto piuttosto sul “come”.
Io credo che tutti noi dobbiamo fare i conti con le nuove tecnologie. Anche la Chiesa. Il post citato sopra inizia in maniera sarcastica e colutamente irritante (per un cattolico): qui non si tratta di baciare un tablet al posto di un messale, nè di conferire la Prima Comunione via web. I cattolici non si sono mica rincretiniti! Prima di tutto viene la Parola e viene il rapporto umano, reale, tra le persone. Le nuove tecnologie sono uno strumento di supporto, non il fine ultimo: possono aiutare ad avvicinare e conoscere meglio la società moderna in cui viviamo e rappresentano un canale di evangelizzazione irrinunciabile. Oggi non si può più tornare indietro.
Certo, è molto facile scrivere poche righe, in un post, senza neanche riportare il programma reale del corso e sparare nel web una polemica che fa solo male ad una discussione che invece merita attenzione. E rispetto.

Comunque, se volete saperne di più sul corso, qui trovate tutte le informazioni. Compreso il programma del corso.
E’ sempre fondamentale andare direttamente alla fonte ufficiale per avere un’informazione corretta.

Si può essere una madre sufficientementre buona?

Questo post vi sembra OT? Continuate a leggere e vi accorgerete che non è così.

Oggi leggo su Vanity Fair online (sì, lo leggo, non lo rinnego ma non sempre lo assolvo) l’intervento di Elisabetta Ambrosi che rappresenta l’ennesimo tentativo di di dare una risposta alle difficioltà che hanno le donne a conciliare lavoro-casa-famiglia. Sopravvivendo discretamente felici e soddisfatte (e in buona salute psico-fisica, nessuno lo dice mai…).
Non entro nel mertio dell’articolo ma di un commento di una lettrice, la quale sostiene che il problema delle donne sono…le altre donne. Madri, sorelle, suocere, cognate, colleghe, amiche…insomma tutto l’universo femminile che ruota attorno a noi, rema anche contro di noi. E’ vero? Forse. Anche in questo caso ognuna può dare la propria versione dei fatti e portare la propria esperienza.
La mia? Le donne fanno rete tra di loro fino a che non devono spartirsi un interesse in comune (il lavoro, la carriera, mio figlio a scuola è più bravo del tuo, ecc.): allora è la fine. C’è storia solo se si è tutte sullo stesso piano, se siamo tutte brave e buone sullo stesso piano o (attenzione!) c’è una leader, ma è talmente astuta da non farsi percepire come tale o comunque come un pericolo o un ostacolo, anzi, in alcuni casi viene eretta a esempio da seguire per tutte le femmine del suo gruppo.
La presenza femminile in Rete è molto elevata. Prosperano i portali tutti al femminile, dedicati alle mamme che lavorano, alle mamme che fanno le mamme, alle donne che hanno un hobby. E c’è il piacere di condividere le proprie idee, le proprie passioni, ma anche le proprie insicurezze, paure. Anche su Facebook ci sono gruppi creati da donne , gestiti da donne (anche su argomenti non necessariamente femminili) e  che contano centinaia di iscritti che partecipano pur attivamente.
E voi cosa ne pensate? Le donne possono, vogliono fare rete o ci riescono solo in Rete (dove forse il virtuale è uno schermo di protezione dal reale? ma questa è una mia interpretazione…)?

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