Il Villaggio Virtuale

comunicazione virtuale e linguaggi della Rete

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QR Code

Ormai lo si può trovare un po’ ovunque. Quindi vale la pena conoscerlo più da vicino. Il Codice QR (in inglese QR Code; QR è l’abbreviazione dell’inglese quick response, cioè “risposta rapida”) è un codice a barre bidimensionale  composto da moduli neri disposti all’interno di uno schema di forma quadrata. Al suo interno vengono memorizzate  informazioni che possono essere lette tramite un telefono cellulare o uno smartphone.

In un solo crittogramma sono contenuti 7.089 caratteri numerici o 4.296 alfanumerici.

Come può essere impiegato utilmente? Un ultimo esempio è quello offerto dal Sistema Bibliotecario dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che ha inserito il QR code nel proprio Catalogo delle opere consultabile on line (http://millennium.unicatt.it).

“Le schede bibliografiche del Catalogo d’Ateneo – spiegano in Università – ora sono arricchite con il codice QR, che permette di visualizzare sul proprio smartphone le principali informazioni relative alle opere possedute dalla Biblioteca: titolo, ubicazione, segnatura di collocazione, stato.

Questa funzionalità è particolarmente utile per ritirare senza bisogno di annotazioni manuali i volumi di proprio interesse nelle sale a scaffale aperto, le cui schede non presentano l’abituale pulsante “Richiedi/Prenota”.”

Non si tratta di un’impresa impossibile: “È sufficiente scansionare il codice QR visibile a piè di pagina della scheda e servirsi delle indicazioni visualizzate sul proprio telefono per raggiungere lo scaffale su cui è collocato il volume. Per poter utilizzare i codici QR occorre uno smartphone dotato di fotocamera e di un software di lettura”.

Per i nativi digitali è naturale…

Per i nativi digitali è naturale, per noi genitori “emigranti digitali” forse un po’ meno. L’utilizzo dei social network da parte dei giovanissimi è un problema, soprattutto per gli adulti che si trovano a gestire una situazione difficile. Secondo l’ultima ricerca di eMarketer, il 15% dei ragazzini sotto gli 11 anni ha un cellulare di ultima generazione; è ovvio che poi cerchino di navigare, chattare, aprire un profilo su Facebook, condividere con altri le proprie foto o i propri video. Per legge, YouTube, Google, Facebook, Timblr e Twitter dovrebbero essere accessibili solo dopo i 13 anni: e questa non è una grande tutela. Primo perché 13 anni sono sempre e comunque pochi per esser consapevoli dei rischi e dei pericoli di questi strumenti; secondo perché è ovviamente facile aggirare l’ostacolo dichiarando un’età diversa o facendosi aiutare da un amico.

Chi scrive è un genitore alle prese quotidianamente con due nativi digitali che non fanno troppe pressioni (per il momento) ma che sanno bene cosa li aspetta in Rete. E il problema è anche il mio: cercare di contenere la curiosità dei ragazzi oppure lasciare libero accesso a questi strumenti pur mantenendo uno stretto controllo?  Certo, ci sono piattaforme studiate apposta per i giovanissimi, presentate come sicure al cento per cento anche per i più piccoli, come “KidzVuz” (www.kidzvuz.com) o Kibooku (a pagamento, https://www.kibooku.com/). Ma questo a “loro” non basta.

Ecco allora che forse torna un tema che già abbiamo affrontato: l’impegno che viene chiesto ai genitori di esser attenti ma aperti, disponibili ma presenti, cercando di coltivare un dialogo con i propri figli su cosa fanno in Rete, con chi lo fanno e perchè lo fanno. Perché Internet non è solo un pericolo, è anche fonte di opportunità positive. Utili ai nostri ragazzi e anche a noi.

Novità in libreria :-)

Novità in libreria :-)

In anteprima il mio ultimo libro pubblicato da EDB.

Oltre a Facebook….

Facebook? Resta il social network più frequentato e discusso. Ma c’è chi guarda oltre e ha pensato di realizzarsi da sé un prodotto simile ma con caratteristiche originali. Questo qualcuno è italiano, è Claudio Cecchetto, grande dj e ora produttore radiofonico  di successo, che ha lanciato sul web il suo “Faceskin” (www.faceskin.it).

Per ora in fase beta, ha comunque raccolto le adesioni di numerosi personaggi italiani del mondo dello spettacolo che nella loro pagina condividono i loro percorsi di Rete preferiti, notizie e contenuti. E qui c’è già anche Fiorello, di cui si è tanto parlato nei giorni scorsi per aver abbandonato all’improvviso il suo account su Twitter (tra l’altro seguitissimo dal pubblico).

Su “Faceskin” si ritrovano vip e gente comune e gli iscritti sono già oltre 18 mila. Nella home page del sito sono riassunte proprio queste caratteristiche: “Ricerca, organizza, condividi” ovvero ROC. Cecchetto si definisce “un innamorato di internet” e rimanda la prima intuizione all’anno 2000: creare “Una lista di siti che può essere aggiornata e “soprattutto può essere condivisa con gli altri utenti in modo tale da velocizzare la ricerca che un utente si accinge a fare perchè in Rete certo non mancano i contenuti, quello che manca è il tempo per cercarli. In questo modo si mette a disposizione di altri utenti il know-how di ciascuno dove la velocità di ricerca fa la differenza. Questo sistema, spiega Cecchetto, si basa “sull’algoritmo più intelligente del mondo: l’uomo”.

Vedremo sulla distanza che sviluppi avrà questa nuova creatura del web. Se volete sperimentarla e farci sapere la vostra opinione scriveteci. Avremo modo senz’altro di parlarne ancora in futuro.

Chiesa 2.0

Chiesa e social network, un legame sempre più stretto, una realtà sempre meno virtuale. Perché, stando ad una recente ricerca, è soprattutto Facebook il social network preferito in modo particolare da sacerdoti e seminaristi italiani.

Dati e considerazioni provengono da una ricerca condotta dal Cremit dell’Università Cattolica di Milano e dal Dipartimento Istituzioni e Società dell’Università di Perugia. I ricercatori di queste due Università hanno indagato per conto di WeCa (Associazione Webmaster Cattolici Italiani) l’uso di Facebook da parte di sacerdoti, religiosi e seminaristi. Emerge che il 20 per cento dei diocesani e dei religiosi ha un profilo su Facebook: si tratta senza dubbio di dati considerevoli se li si confronta con quelli generali riferiti alla popolazione italiana nel suo insieme.

Ma non è tutto. Addirittura i seminaristi presenti su “Faccialibro” sono quasi il 60 per cento, dimostrando di prediligere la frequentazione di ambienti dove i giovani la fanno da padroni.

Quindi non è un caso che la ricerca abbia preso il titolo “Churchbook”, proprio parafrasando il nome del più famoso (e frequentato) social network.

“Sono questi alcuni dati di una ricerca che mette in luce un mondo estremamente attivo e dinamico. Dati che suggeriscono alcune domande: perché i seminaristi fanno ricorso massiccio a Facebook? E i sacerdoti usano Facebook per la pastorale? In che modo? Quali peculiarità di utilizzo da parte dei religiosi?- si chiede il Sir-. Nelle fasi successive della ricerca si cercherà di fornire risposte a questi interrogativi attraverso l’analisi e l’interpretazione di questi dati e un approfondimento qualitativo che si baserà sulla social network analysis e sullo studio semiotico e comunicativo dei singoli profili”.

Il web è alla ricerca di senso

Si fa largo il cosiddetto web 3.0, cioè il web semantico: i motori di cerca classici verranno presto soppiantati da nuovi strumenti che riusciranno a fornire risposte più complete e dati e informazioni riferite al significato delle parole chiave in relazione al contesto. E’ un po’ quello che è già stato lanciato dal progetto Wolfram Alpha (http://www.wolframalpha.com/), il motore di conoscenza computazionale: analizza ed estrae trend, dati e statistiche dalle informazioni curate dal team di Wolfram piuttosto che ricercarle sui siti web con apposito algoritmo di crawling. Il servizio Pro è a pagamento, mentre è possibile iscriversi gratuitamente per accedere alla versione di base.

Il Wall Street Journal anticipa che presto anche Google si avvicina al web semantico. Pare infatti che BigG si stai preparando a diventare “semantico”, fornendo risultati aggiuntivi accanto a quelli tradizionali. La tecnologia è quella già acquisita con Bing. Così nei prossimi mesi dobbiamo aspettarci che il motore di ricerca di Mountain View sia in grado di fornire risposte molto simile a quelle attualmente offerte da Wolfram Alpha.

Il web semantico si propone di dare un senso a tutte le pagine presenti in Rete e aiutare l’utente a ricevere le informazioni più pertinenti alle proprie esigenze. Questo in estrema sintesi. Una scheda anche più tecnica con molti particolari (per addetti ai lavori e non) è presente su Wikipedia all’indirizzo http://it.wikipedia.org/wiki/Web_semantico.

Emilia (Romagna) digitale

La nostra Regione è senza dubbio all’avanguardia per quanto riguarda la digitalizzazione dei servizi. E anche per l’informazione, che compie puntualmente e con dovizia di particolari (anche per i non addetti ai lavori) attraverso il portale E-R (http://www.regione.emilia-romagna.it/).

I canali da navigare sono numerosi, si va dalla scuola al lavoro, dalla mobilità all’agricoltura e altro ancora. Questa settimana vorrei richiamare la vostra attenzione sulle pagine del canale “Digitale” (http://www.regionedigitale.net/). Si tratta di un utile strumento creato e gestito dalla Regione Emilia Romagna prima di tutto per offrire un punto di accesso unificato ai servizi on line forniti sui siti istituzionali degli enti locali dell’Emilia-Romagna.

Ma non solo. Questo “sotto-portale” propone dati e informazioni sulla situazione della digitalizzazione nell’ambito della Pubblica Amministrazione a livello locale e offre anche approfondimenti e spunti di riflessione.

Ormai le Pubbliche Amministrazioni tendono a mettere on line tutte le informazioni che riguardano le innovazioni ai servizi al cittadino: per chi è attento al web, questo è normale, anzi doveroso. Alle persone invece che non si collegano a internet o che hanno problemi con la navigazione, allora possono sfuggire preziose opportunità.  Opportunità che riguardano la semplificazione dell’accesso ai servizi come quelle alla salute, alla scuola, al lavoro.

Certamente lo sforzo compiuto nella creazione e nell’aggiornamento del portale della Regione è notevole e consiglio a tutti i nostri lettori di provare a farci un giretto (virtuale, si intende!).

Nativi digitali

Una tecnologia quasi umana, con un confine sempre più labile, fino a diventare invisibile, tra virtuale e reale. Così i nativi digitali vivono quotidianamente le novità in fatto di web e nuove tecnologie: sono bambini e ragazzi che sono cresciuti a pappe e chip e per loro internet è la cosa più naturale che ci sia.

A conferma di un dato già noto è venuto il progetto KIDS – Kids Innovation Discovery Series initiative voluto dai ricercatori di una piccola azienda di Boston, in collaborazione con il LEGO Learning Institute.

La parola è stata data ai più piccoli (bambini tra gli otto e dodici  anni e residenti in Australia, Francia, Germania, Sudafrica, Regno Unito e Usa) che hanno offerto una visione straordinaria del loro rapporto con le tecnologie. Immaginano un mondo in cui i robots sono amici dell’uomo e capiscono al volo le potenzialità della Rete di oggi: per questo si parla di “Sharism” (da “share”, condividere). Si tratta di un atteggiamento mentale tipico dei nostri giovani, nativi digitali, per i quali è naturale questo principio “Più dai, più prendi in cambio. Più condividi, più verrà condiviso con te”. Così la tecnologia entra naturalmente nella nostra vita, senza strappi o traumi, a sostegno delle routine di grandi e piccoli.

Noi adulti abbiamo tanto da imparare: si prospettano nuovi orizzonti, con iniziative da avviare o già esistenti ma da migliorare. Proprio grazie all’ascolto delle esperienze dei piccoli, che in questo caso ne sanno e ne capiscono più di noi.

Pensiamo, ad esempio, a “EVOKE” (http://www.urgentevoke.com/), un gioco/social network sviluppato dal World Bank Institute con lo scopo di esortare i partecipanti a escogitare e implementare soluzioni fattibili ai grandi problemi dell’umanità.

Il fenomeno FlyLady (anche in Italia)

Il fenomeno sta spopolando in Rete negli Stati Uniti ma da un  paio d’anni è sbarcato anche in Italia: è il metodo FlyLady. In sintesi la storia è questa: in U.S.A. c’è una signora che da anni offre consigli alle donne americane per tenere pulita e ordinata la casa. Con un vero e proprio metodo, distribuito online gratuitamente tramite apposito sito e mailing list. Le iscritte (perché si suppone che siano interessate solo le donne alla pulizia della casa…) ricevono giorno una mail con le missioni da compiere in casa, dal mattino appena sveglie fino a sera. Consigli su come tenere pulito il bagno con soli 5 minuti al giorno, le missioni ‘punitive’ di non più di 15 minuti per riordinare e pulire i punti critici della casa e missioni da far svolgere anche i figli per educarli a mettere in ordine le proprie cose.

Tutto parte però da un punto fermo: la pulizia del lavello della cucina, che deve sempre essere pulito e splendente. Posso comprendere lo sconcerto di molti (e molte) di voi che state leggendo: quando ho scoperto che esisteva un ‘metodo FlyLady’ sono rimasta un po’ perplessa. Prima di tutto perché sono più o meno le cose che ho visto fare da mia madre già 40 anni fa (tutte cose che non le avevano certo spiegato su Internet) e poi perché trovo piuttosto sconcertante che così tante donne debbano correre ogni giorno a leggere la casella di posta per sapere cosa debbono fare quel giorno per pulire e riordinare la casa.

Comunque se siete curiosi e volete saperne di più vi suggerisco il sito originale americano, http://flylady.net/. La traduzione dei testi viene fatta costantemente da un gruppo di ‘adepte’ italiane attraverso il gruppo di Yahoo! http://it.dir.groups.yahoo.com/group/flyladyitalia/.

Splinder, addio

Splinder chiuderà i battenti il 31 gennaio 2012. La notizia era rimbalzata nel web già nelle scorse settimane, seminando il panico tra i tanti proprietari (si fa per dire, a questo punto) di blog che avevano scelto questa piattaforma per affidare idee, pensieri, parole. Poi è arrivata la comunicazione ufficiale dello stesso Splinder che ha anche provveduto ad inviare a tutti una mail con le indicazioni su come esportare i contenuti del proprio blog su altre piattaforme.

Bene, tutto risolto? Tutt’altro. Splinder è (era) una delle principali piattaforme online che offrivano spazi gratuiti on line per aprire blog personali. Nato nel 2001, dopo pochi anni registrava un boom di iscrizioni, grazie alla sua versatilità e alla facilità di gestione. Ora i soldi sono finiti, e poi molti preferiscono Facebook a un blog personale.

Il problema sta nella parola ‘gratuito’. Sembra proprio che in rete niente sia ormai gratis. Tutto ha un prezzo. E questo prezzo può essere pagato sotto forma di pubblicità oppure di un canone annuale da versare puntualmente oppure anche in termini di perdita di privacy: tu ci consegni i tuoi dati personali, noi ne facciamo quello che vogliamo e in cambio di offriamo i servizi che ci chiedi.

Preoccupante? Forse. O forse non è corretto che in rete alcuni servizi siano gratuiti. La rete è di tutti, viene spesso detto e scritto. Ma tutto ha un costo, seppur minimo, di gestione, di mantenimento, a garanzia che il nostro spazio e la nostra identità in rete non vengano violati.

Il dibattito è e resterà, credo ancora a lungo, aperto.

P.s: Anche il Villaggio aveva posto la propria residenza online su Splinder. Ci siamo attivati per cambiare ‘casa’: molto presto il Villaggio Virtuale tornerà on line aggiornato, con una nuova veste e tante novità.

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