Il Villaggio Virtuale

comunicazione virtuale e linguaggi della Rete

I bambini ci guardano

Oggi vi suggerisco questa lettura: un articolo su La Stampa dedicato al delicato tema dell’utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei minori. Alla fine tutto viene ridotto in mercimonio, ma l’argomento è molto importante, troppo per essere relegato ad una battaglia per interessi economici.
I minori sono i cosiddetti nativi digitali. Crescono a pane e nuove tecnologie. Per loro è tutto così naturale. Non pensano ai rischi, ai pericoli, alle insidie e neppure a chi si approfitta di loro. Allora qualcuno deve pensarci. Noi, adulti. Migranti digitali, con una coscienza.
La coscienza del genitore che non può considerare il pc come un’ottima baby sitter a basso costo e ottima resa. La coscienza dell’educatore che deve saper mostrare il buono e il cattivo delle nuove tecnologie (ovviamente diamo per contato che lui per primo ne sia a conoscenza…). La coscienza dei comunicatori, di tutti coloro che a vario titolo fanno comunicazione: i bambini ci guardano, sanno leggere e imparano tutto.
Comunque, vi lascio alla lettura di questo utile articolo de La Stampa.
Buona giornata!

Nuoce gravemente alla salute

Prima di spiegare il titolo di questo post, desidero ringraziare tutti i lettori che ogni giorno passano in questo blog. Alcuni lasciano anche un segno del loro passaggio: grazie, davvero.
Da questa settimana (in edicola venerdì) Il Villaggio dovrebbe riprendere anche nella sua versione cartacea (ogni quindici giorni su Il Nuovo Giornale, di Piacenza): speriamo. In ogni caso continuerò gli aggiornamenti on line. Perchè di cose da raccontare ce ne sono sempre tante, il tempo e lo spazio sono pochi, ma la voglia non manca mai.

Ora la spiegazione del titolo di questo post: Facebook mette in guardia dai rischi del “troppo Facebook”. “Birthday cakes are made for people to be together. They give friends a place to gather and celebrate. But too much cake probably isn’t healthy. So birthday cake is a lot like Facebook”. Insomma, le torte sono come Facebook.
Passare troppe ore collegati può nuocere gravemente ai rapporti interpersonali off line. Autodenuncia? Forse. Comunque, niente di nuovo. Non si può vivere di solo web, che è un mezzo, non un fine. Ma già ne abbiamo parlato.

Così come abbiamo più volte parlato di ebooks, ma lo rifacciamo per segnalare l’articolo di Punto Informatico sulla concorrenza nel mercato del libro digitale in Europa. Già, gli ebooks: ma siamo sicuri che almeno i nativi digitali li apprezzino così tanto?
Sicuramente le scuole vanno in questa direzione. Secondo uno studio Ericsson è in atto una vera e propria rivoluzione nel settore educativo. Le nuove generazioni studiano con tablet, pc e cellulari. Una sintesi è anche su La Stampa.
Ma è davvero così per tutti?

Quando 24 ore non sono sufficienti

Questo può apparire un post un po’ femminista. E forse lo è. Oppure no. Oggi voglio proporre ai lettori del Villaggio la lettura di un blog del Corriere.it: La ventisettesima ora. Si tratta di uno spazio editoriale scritto a più mani, che cerca di raccontare i vari aspetti di cui si compone la vita di una donna di oggi, divisa tra lavoro, casa, famiglia (e magari aggiungiamo anche la necessità di prendersi cura di se stessa). Quando le 24 ore giornaliere non bastano mai per fare tutto e si allungano (virtualmente) fino a 27 (da cui il nome del blog).

Un blog interessante, autentico, per nulla scontato, dove le giornaliste che vi scrivono a volte si raccontano, altre volte danno voce a storie di donne che diversamente voce non avrebbero. Ma, attenzione, non è un blog autocelebrativo; e neppure serve alle donne per piangersi un po’ addosso. E’ veramente un’occasione (anche per gli uomini che lo leggono) per conoscere meglio alcuni aspetti del mondo femminile che a volte restano in ombra o che vengono dati per scontati.

Bello l’ultimo post pubblicato, firmato da Giovanna Pezzuoli: “La tigre e il violino. Si dice donna”. Quando la Rai era femminista.

Rapporti di buon vicinato

Le nuove tecnologie sono arrivate anche lì. Nel gestire i rapporti con le persone che ci abitano accanto. Non era sufficiente avere strumenti per riallacciare amicizie o iniziarne di nuove per ragioni personali o professionali. Adesso abbiamo bisogno di tenere i contatti con i vicini di casa via web. Ma ne abbiamo davvero bisogno?
Leggete l’articolo di Simone Cosmini pubblicato su Wired. E se volete dire la vostra, commentate pure questo post del Villaggio, qua sotto.
E’ interessante dal punto di vista tecnologico vedere le potenzialità degli strumenti virtuali creati dall’uomo. Già, l’uomo. Il rapporto personale. Ci era rimasto forse solo il rapporto interpersonale con i vicini, che salutiamo ogni mattina quando usciamo di casa o che incontriamo alla sera quando portiamo a passeggio il cane.
Peccato che di alcuni di loro a volte non si conosca neppure il nome. Ne conosciamo le sembianze; alcuni li salutiamo (se non altro perchè abitiamo in quel quartiere da 30 anni e quindi sono 30 anni che ci vediamo  più o meno tutti i giorni); altri, nulla. Ci può forse aiutare la tecnologia? Non credo. In questo caso, non credo proprio.
Forse esiste veramente un limite che non è bene superare, per il bene dell’uomo stesso. La tecnologia è al nostro servizio. Non viceversa. Sarebbe meglio tirar fuori il coraggio e finalmente suonare il campanello del vicino, se abbiamo qualcosa da dirgli o da chiedergli, piuttosto che perdere tempo per cercare il suo contatto online. Avremmo un nuovo amico, una persona in più su cui poter contare veramente in caso di bisogno. Saremmo meno soli. O forse no. Comunque avremo recuperato la nostra dimensione umana (quando si può, approfittiamone).

Come cambia il mondo….

Qui trovate una bella lettura su come stanno cambiando il modo di leggere ed il modo di scrivere. Di tutti noi.

Comunicare la fede con le nuove tecnologie

Fa discutere il post Come imparare a comunicare la fede del blog di Fabio Marchese Ragona. La Pontificia Università Lateranense avvia un corso di formazione teologico-pastorale in cui la tecnologia è al centro della nuova pastorale.
Una bella provocazione. Ma forse con solo. Leggendo i commenti al post mi accorgo quanto sia difficile fare informazione, e anche formazione, utilizzando i new media. Sull’argomento ho avuto l’opportunità di scrivere articoli e libri e continuo a riflettere sul rapporto reale-virtuale. Che affascina, ma spaventa al tempo stesso; tutti crediamo di saperne tutto il necessario, ma poi ci scopriamo comunque ignoranti (nel senso etimologico del termine) non tanto sul”cosa”, quanto piuttosto sul “come”.
Io credo che tutti noi dobbiamo fare i conti con le nuove tecnologie. Anche la Chiesa. Il post citato sopra inizia in maniera sarcastica e colutamente irritante (per un cattolico): qui non si tratta di baciare un tablet al posto di un messale, nè di conferire la Prima Comunione via web. I cattolici non si sono mica rincretiniti! Prima di tutto viene la Parola e viene il rapporto umano, reale, tra le persone. Le nuove tecnologie sono uno strumento di supporto, non il fine ultimo: possono aiutare ad avvicinare e conoscere meglio la società moderna in cui viviamo e rappresentano un canale di evangelizzazione irrinunciabile. Oggi non si può più tornare indietro.
Certo, è molto facile scrivere poche righe, in un post, senza neanche riportare il programma reale del corso e sparare nel web una polemica che fa solo male ad una discussione che invece merita attenzione. E rispetto.

Comunque, se volete saperne di più sul corso, qui trovate tutte le informazioni. Compreso il programma del corso.
E’ sempre fondamentale andare direttamente alla fonte ufficiale per avere un’informazione corretta.

Si può essere una madre sufficientementre buona?

Questo post vi sembra OT? Continuate a leggere e vi accorgerete che non è così.

Oggi leggo su Vanity Fair online (sì, lo leggo, non lo rinnego ma non sempre lo assolvo) l’intervento di Elisabetta Ambrosi che rappresenta l’ennesimo tentativo di di dare una risposta alle difficioltà che hanno le donne a conciliare lavoro-casa-famiglia. Sopravvivendo discretamente felici e soddisfatte (e in buona salute psico-fisica, nessuno lo dice mai…).
Non entro nel mertio dell’articolo ma di un commento di una lettrice, la quale sostiene che il problema delle donne sono…le altre donne. Madri, sorelle, suocere, cognate, colleghe, amiche…insomma tutto l’universo femminile che ruota attorno a noi, rema anche contro di noi. E’ vero? Forse. Anche in questo caso ognuna può dare la propria versione dei fatti e portare la propria esperienza.
La mia? Le donne fanno rete tra di loro fino a che non devono spartirsi un interesse in comune (il lavoro, la carriera, mio figlio a scuola è più bravo del tuo, ecc.): allora è la fine. C’è storia solo se si è tutte sullo stesso piano, se siamo tutte brave e buone sullo stesso piano o (attenzione!) c’è una leader, ma è talmente astuta da non farsi percepire come tale o comunque come un pericolo o un ostacolo, anzi, in alcuni casi viene eretta a esempio da seguire per tutte le femmine del suo gruppo.
La presenza femminile in Rete è molto elevata. Prosperano i portali tutti al femminile, dedicati alle mamme che lavorano, alle mamme che fanno le mamme, alle donne che hanno un hobby. E c’è il piacere di condividere le proprie idee, le proprie passioni, ma anche le proprie insicurezze, paure. Anche su Facebook ci sono gruppi creati da donne , gestiti da donne (anche su argomenti non necessariamente femminili) e  che contano centinaia di iscritti che partecipano pur attivamente.
E voi cosa ne pensate? Le donne possono, vogliono fare rete o ci riescono solo in Rete (dove forse il virtuale è uno schermo di protezione dal reale? ma questa è una mia interpretazione…)?

e-book sì, e-book no…

Non è ancora stato sciolto il nodo: se sia preferibile restare legati alla lettura del libro cartaceo tradizionale, oppure sia giunto il momento di virare verso il nuovo, verso quello che tutti definiscono il futuro. L’e-book.
Una mia cara amica, lettrice accanita, ma travolta da una vita frenetica , con un lavoro full time e 4 figli, sostiene che preferisce l’e-book: porta il lettore sempre con sè, in treno, mentre aspetta che finisca la lezione di nuoto dei figli, a letto appena prima di dormire.
Per contro c’è chi sostiene che il libro cartaceo non morirà mai. Perchè ci sarà sempre qualcuno che non potrà fare a meno dell’odore del libro, del piacere indescrivibile di poterlo toccare, sfogliare….Io, lo ammetto, sono divisa tra i due.
Sono una bibliotecaria, vivo da sempre in mezzo ai libri (di carta) ma lavoro ogni giorno con ejournals e banche dati on line. Tutto il giorno sto davanti a un pc e sono costantemente collegata alla Rete.
Per la ricerca, scelgo l’on line. Per il piacere mio personale, scelgo la carta. E provo un piacere immenso quando entro in una biblioteca e posso toccare, leggere, sfogliere libri tanto diversi tra loro che  hanno regalato le stesse e o diverse emozioni a tantissime altre persone. O i pomeriggi passati in libreria. Parliamone: i miei figli (che sono piccoli, sono in prima e terza elementare) ne sono rimasti affascinati. Ore passate seduti a scandagliare gli scaffali, scoprire copertine e disegni nuovi, storie sconosciute. Mica sempre si esce con un libro sotto il braccio. Ma si esce sicuramente contenti e soddisfatti.

Bene, dopo questo ampio preambolo, vi segnalo l’articolo pubblicato oggi sul Corriere della Sera: Caro lettore, ti chiudo l’account (e i miei libri non li leggi più). Tommaso Pellizzari, prendendo spunto da un fatto di cronaca ci invita a riflettere su die aspetti: la proprietà immateriale dell’ebook e la privacy.

Se volete, lasciate un vostro commento sul vostro rapporto con i libri, nella versione che preferite: carta o on line. Grazie!

p.s.: da oggi Il Villaggio Virtuale è solo on line! Passate parola!!

Come una brezza leggera…

….si avvicinano tempi di grandi novità per Il Villaggio Virtuale. Nuova grafica? Forse. Sicuramente tornerà puntuale, online. Seguiteci nella nuova avventura giocata tutta sul web 🙂

QR Code

Ormai lo si può trovare un po’ ovunque. Quindi vale la pena conoscerlo più da vicino. Il Codice QR (in inglese QR Code; QR è l’abbreviazione dell’inglese quick response, cioè “risposta rapida”) è un codice a barre bidimensionale  composto da moduli neri disposti all’interno di uno schema di forma quadrata. Al suo interno vengono memorizzate  informazioni che possono essere lette tramite un telefono cellulare o uno smartphone.

In un solo crittogramma sono contenuti 7.089 caratteri numerici o 4.296 alfanumerici.

Come può essere impiegato utilmente? Un ultimo esempio è quello offerto dal Sistema Bibliotecario dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che ha inserito il QR code nel proprio Catalogo delle opere consultabile on line (http://millennium.unicatt.it).

“Le schede bibliografiche del Catalogo d’Ateneo – spiegano in Università – ora sono arricchite con il codice QR, che permette di visualizzare sul proprio smartphone le principali informazioni relative alle opere possedute dalla Biblioteca: titolo, ubicazione, segnatura di collocazione, stato.

Questa funzionalità è particolarmente utile per ritirare senza bisogno di annotazioni manuali i volumi di proprio interesse nelle sale a scaffale aperto, le cui schede non presentano l’abituale pulsante “Richiedi/Prenota”.”

Non si tratta di un’impresa impossibile: “È sufficiente scansionare il codice QR visibile a piè di pagina della scheda e servirsi delle indicazioni visualizzate sul proprio telefono per raggiungere lo scaffale su cui è collocato il volume. Per poter utilizzare i codici QR occorre uno smartphone dotato di fotocamera e di un software di lettura”.

Navigazione articolo